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martedì, 16 Luglio, 2024

Vigna di Leonardo da Vinci a Casa degli Atellani nel cuore di Milano

Un pomeriggio a Casa degli Atellani per scoprire i luoghi interni più salienti e La Vigna di Leonardo, ricostruita nel giardino esterno

10 Febbraio 2023

Un pomeriggio milanese, per scoprire La Vigna di Leonardo, custodita all’interno della Casa degli Atellani, residenza storica nel cuore della città, precisamente situata in Corso Magenta.

Casa degli Atellani è l’ultima dimora rimasta appartenuta a Ludovico Maria Sforza, detto il Moro, duca di Milano nel 1480, fatta costruire proprio di fronte alla Basilica di Santa Maria delle Grazie, volendo concretizzare il sogno di creare una sorta di borgo, cuore del suo ducato, con la basilica che potesse fungere da mausoleo di famiglia. Un ducato nel quale circondarsi di fedeli cortigiani, tra i quali troviamo la famiglia degli Atellani, molto fedele della corte sforzesca, talmente fedele che ricevette in regalo da parte del duca una parte della casa, essendo un tempo divisa in due diverse abitazioni.

Dal 1400 al 2000 si sono susseguiti diversi proprietari, ma il secolo di svolta è stato il 1900, durante il quale il senatore del Regno d’Italia Ettore Conti ha acquistato la casa, ormai in stato di abbandono. Per la ristrutturazione è stato ingaggiato l’architetto Piero Portaluppi, il quale ha iniziato i lavori nel 1919 e li ha terminati nel 1922, in occasione delle nozze d’argento tra Ettore Conti e la moglie Giannina Casati.

Ciò che si può visitare oggi è frutto del restauro di Portaluppi, che negli anni in cui ha cominciato i lavori, non era ancora l’affermato architetto diventato in seguito, ma agli inizi della propria carriera.

Entrando da Corso Magenta e passando per la biglietteria e shop si può accedere alle due corti di passaggio, nella quale si possono trovare ancora affreschi originali del 1500 e opere fatte realizzare da Portaluppi per valorizzare anche gli ambienti esterni. Alcuni degli affreschi presenti sono stati realizzati in occasione delle nozze di Francesco Secondo Sforza e Cristina di Danimarca, nipote di Carlo Quinto Re di Francia. Curioso vedere due guiette del Duomo di Milano e alcune piastrelle originali del Duomo stesso. Facendo attenzione sui muri esterni si può scorgere la lettera “S” iniziale della famiglia Sforza.

Alzando lo sguardo si nota anche una grande scultura raffigurante un’aquila nel cui centro vi è scritto in latino un inno di gioia e messaggio di benvenuto agli ospiti: “O Dulces Comitum Valete Coetus”, riprendendo un verso del Carme 46 di Catullo.

Nelle corti sono presenti diverse piante tra cui alcune viti americane, che prendono il sopravvento sul palazzo, arrampicandosi sulle facciate ed integrandosi con la struttura.

Entrando nell’abitazione la prima sala visitabile è la “sala dello zodiaco” all’interno della quale gli affreschi sul soffitto, che ricorda una sorta di cupola, richiamano i segni dello zodiaco. La seconda sala è chiamata “sala dei ritratti” ed è dedicata alla famiglia Sforza, di cui si possono vedere quattordici lunette con quattordici ritratti, appena sotto al soffitto.

Nella scalinata che porta al piano superiore si possono trovare quattro stemmi che rappresentano i simboli delle quattro famiglie che hanno vissuto nell’abitazione nel corso dei secoli. Per esempio il più basso è quello della famiglia Taverna, residente nella casa nel diciottesimo secolo. Salendo lo scalone si accede allo studiolo utilizzato da Ettore Conti, di cui si trova ancora la scrivania originale, con tanto di lettera scritta a mano da Garibaldi.

Adiacente allo studio è presente la “sala del Bramante”, sala da pranzo caratterizzata da decorazioni in marmo, materiale di cui l’architetto è stato molto appassionato, tanto da conservare i vari campioni trovati nel corso della sua vita. Un particolare che balza all’occhio vicino alle finestre sono le iniziali di Ettore e Giovanna, in latino, pertanto una H e una J. Queste due stanze sono le uniche due su cinque rimaste integre in seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, ad oggi non sono visitabili dal pubblico, facendo parte della proprietà di famiglia, che vive tutt’oggi nell’abitazione.

L’architetto Portaluppi si è imparentato con Ettore Conti, sposando la nipote e oggi Casa degli Atellani appartiene alle nuove generazioni dei suoi discendenti.

L’idea di base, durante il restauro, è stata quella di non coprire o distruggere l’eredita dell’epoca (pur non essendoci ancora i vincoli odierni della sovraintendenza delle belle arti), ma di integrarla con elementi, a quei tempi, più moderni. Esempio tangibile nella “sala dei ritratti”, dove si può notare la già citata volta affrescata dagli artisti della bottega di Bernardino Luini, risalente al sedicesimo secolo, la quale trova il suo equilibrio con una pavimentazione che riprende gli stessi colori, ma rappresenta forme geometriche.

Un luogo che si connota in quasi tutte le sue aree di due diverse anime, una moderna ed una rinascimentale.

Il museo ha aperto ufficialmente al pubblico durante expo Milano 2015, occasione durante la quale si è presentata anche la Vigna di Leonardo, ricostruita. Uscendo dall’abitazione e scendendo una scalinata, si accede al giardino, che termina con il piccolo vigneto, oggi ricostruito, appartenuto a Leonardo da Vinci.

Proprio come Casa degli Atellani anche il vigneto è stato un dono da parte di Ludovico il Moro a Leonardo, come metodo di pagamento per la realizzazione dell’opera “L’ultima Cena”. Un terreno allevato a Malvasia di Candia Aromatica di sedici pertiche e mezzo, circa un ettaro, ricevute tra il 1494 ed il 1495; un gesto simbolico, oltre che come forma di remunerazione, poiché nel rinascimento, regalare un pezzo di terra ad una persona non autoctona di una città, significava donargli una sorta di cittadinanza.

La forma originaria di un ettaro si estendeva da Casa degli Atellani fino a San Vittore e, da fonti storiche, l’artista si è preso cura di questa terra fino in punto di morte. Nel 1519, un mese prima del suo decesso, si è voluto definire in un testamento chi fosse il successore che si sarebbe occupato del suo vigneto. L’appezzamento fu diviso in due lotti, il primo donato al fedelissimo servitore Giovanbattista Villani, mentre il secondo lotto a Giangiacomo Caprotti, detto Salaì, uno dei suoi principali e giovani seguaci. Dopo qualche anno il primo appezzamento è stato ceduto al monastero di San Gerolamo, mentre il secondo, dopo la morte di Salaì, a prendersene cura sono stati i monaci di San Vittore.

Grazie ai due ordini clericali la vigna è riuscita a perdurare nei secoli, fino al 1920, anno in cui l’area verde della città di Milano ha avuto un boom di lottizzazioni, con la costruzione di numerosi edifici intorno a Casa degli Atellani, con il rischio di perdere buona parte del vigneto. Grazie a Luca Beltrami, il più grande studioso di Leonardo della storia, si è riusciti a portare avanti un’opera di sensibilizzazione verso l’architetto Portaluppi, il quale ha scelto di salvare la vigna e la ingloba nel suo progetto.

Nell’agosto 1943, durante la seconda guerra mondiale, i bombardamenti hanno colpito il piano nobile della Casa degli Atellani, oltre alla facciata esterna della Basilica di Santa Maria delle Grazie. Il luogo più comodo dove stoccare le macerie è stato purtroppo il giardino esterno dell’abitazione, distruggendo totalmente anche la vecchia vigna.

Nel 2007, gli attuali proprietari, eredi di Portaluppi, hanno finanziano alcuni scavi archeologici nell’area del giardino, trovando ad un metro sottoterra circa cinquanta radici fossili della vigna. Grazie ad un’equipe di studi dell’Università di Agraria di Milano è stato estrapolato il DNA dalle radici e, comparandolo con diversi ceppi, è emerso che la varietà coltivata era proprio la Malvasia di Candia Aromatica.

Da questa scoperta sono state piantate le barbatelle, rispettando quello che poteva essere il vigneto originario, avendo ritrovato anche i vecchi camminamenti, proprio ad un dislivello di un metro. Ad oggi la vigna viene curata dall’Azienda Agricola Castello di Luzzano, di Rovescala (Pavia). Le uve raccolte vengono fatte macerare in anfore di terracotta per una settimana, per poi affinare nello stesso vaso vinario interrato per circa nove/dieci mesi, fino ad ottenere un vino “imbottigliato” in una sorta di decanter, progetto proprio di Leonardo da Vinci. Questi contenitori sono stati realizzati da Alberto Alessi, di Cascina Eugenia, sul progetto dell’artista, che aveva realizzato questo decanter chiamandolo “caraffato”, di cui si trovano i disegni originari nel Codice Windsor, raccolta dei suoi cartacei, a pagina 12690.

Il nome del vino prodotto dalla Vigna di Leonardo è “La Malvasia di Milano”, un’opera che non segue canoni moderni, ma vuole riprendere il passato, sia nelle tecniche di vinificazione, sia in quelle di affinamento, ma anche con l’uso del “caraffato”. Ciascun decanter è vestito di un’etichetta che riporta il nome “La Malvasia di Milano”, oltre all’anno della vendemmia; a questo viene abbinata una pergamena, che ne attesta autenticità e un gioiello contenente due grammi e due del terreno raccolto lo stesso giorno della vendemmia.

La prima annata è stata la 2018 con trecentotrenta decanter prodotti, che hanno visto un decrescere nel corso degli anni successivi, con una produzione di centonovantasei esemplari nel 2019, settantadue nel 2020 e centoquattordici nel 2021. Il vino non è mai stato assaggiato ufficialmente, ma si è coinvolto il Prof. Attilio Scienza, che ha curato anche le analisi generiche dei reperti ritrovati, per avere un’analisi tecnica del risultato finale. L’Opera è stata presentata per la prima volta a Venezia nel luglio del 2021, in occasione della Biennale di Architettura, dove è stato esposto il primo esemplare, riportato in seguito all’interno della Casa, all’interno di una teca posta nella “sala dei ritratti”, dove si può osservare nel corso della visita al museo.

Il quindici settembre la più grande Fondazione Italiana che raccoglie fondi per la lotta contro la leucemia, il Comitato Maria Letizia Verga, ha organizzato presso il Museo la prima asta e le prime tre bottiglie di trecentotrenta sono state battute in anteprima mondiale.

Le Opere sono state assegnate rispettivamente a ottomila, diecimila, diecimila euro, per un incasso complessivo di ventottomila euro. L’intero ricavato dell’evento è stato destinato al progetto di ricerca sul passaporto genetico che mira ad individuare il profilo genetico di ogni bambino malato di leucemia e linfomi, al fine di studiare una terapia personalizzata più mirata e offrire quindi un’opportunità di guarigione in più dalla malattia.

Quando è stata piantata la nuova Vigna di Leonardo si è deciso di piantare una “vigna sorella” nei terreni dell’azienda Castello di Luzzano, dai cui si ricava la Malvasia di Candia che viene vinificata e imbottigliata, in circa duemila/tremila bottiglie con il nome “Dama di Milano”. Un vino che in questo caso viene venduto al pubblico direttamente dallo shop del museo, oltre che fatto assaggiare alla fine della visita.

Come conclusione non poteva quindi mancare un assaggio della Malvasia di Candia!

In etichetta, a farla da padrona, il dipinto “La Dama con l’Ermellino” per un vino dai sentori aromatici, con note di zagara, tiglio, pesca gialla, ananas, salvia, spunti mentolati; in bocca un buon equilibrio tra l’alcolicità, ben presente, sostenuta dalla spalla acida, buona sapidità, corpo e lunga persistenza.

Ringraziando la mia guida, Chiara, per l’approfondimento sulla Casa degli Atellani e sulla Vigna di Leonardo; per lei la maglietta 222!

Strettamente collegata alla storia della Casa degli Atellani la Basilica di Santa Maria delle Grazie, che merita una visita (l’entrata è gratuita). Curiosità è che all’interno della chiesa si trovano due cappelle, una dedicata alla famiglia degli Atellani, di cui la Casa fu il dono e l’altra alla famiglia Conti, attiva nel supportare economicamente la struttura nelle ricostruzioni avvenute in seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

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