In località Villa Vicentina, a pochi chilometri da Aquileia per scoprire la storia e filosofia del produttore Denis Montanar
17 Marzo 2024
Una domenica mattina a pochi chilometri dall’antica colonia romana Aquileia, in località Villa Vicentina, per incontrare Denis Montanar e scoprire la sua storia, filosofia e assaggiare i vini da lui prodotti.
Il punto di ritrovo è il cuore dell’azienda, dove, oltre al cane Zeus, consociamo papà Claudio, intento a servire qualche calice all’interno della tipica frasca friulana (di norma aperta il mercoledì e il sabato).
Assieme a Denis ci spostiamo subito nei dintorni del borgo che un tempo contava circa cento persone e almeno duecento mucche (divise in almeno dieci stalle che oggi si sono praticamente estinte), all’interno del quale sono nati sia il bisnonno Lino, annata 1896, sia l’omonimo nonno Lino.
La prima tappa è la vigna di Merlot, piantata nel 1996 e fin da subito si può toccare con mano la sofficità del terreno che presenta una serie di erbe e inflorescenze spontanee. Un tempo è stato fatto qualche sovescio, ma ora si lascia la priorità alle piante autoctone e già presenti nel terreno. Un terreno che non viene calpestato se non è ben asciutto, azione che non è possibile effettuare nei giorni del nostro incontro, viste le quasi due settimane di pioggia che lo hanno anticipato.
Un’altra peculiarità dell’azienda Denis Montanar è il sesto d’impianto il quale è prevalentemente a Guyot Bilaterale, dove i pali che sorreggono le viti sono in legno di acacia tranne per un vigneto dove si è utilizzato il cemento.
Tra la scoperta di una vigna e l’altra, tutte nel giro di un raggio limitato di chilometri, approfondiamo anche la storia di questa realtà, che ha trovato origine proprio dai bisnonno Lino e Anna e dai nonni Lino ed Elsa, i quali avevano per anni aperto le porte della loro casa al fine di ospitare amici e non per un calice e qualche affettato o formaggio. Una sorta di progenitore di un agriturismo, per raccogliere qualche soldo in più, che poi si è trasformato nella frasca.
Gli appezzamenti vitati si dividono in tre aree principali che sono: Borc Dodon (quello a corpo), Borc Sandrigo e Scodovacca, i cui terreni sono rispettivamente a medio impasto nel primo caso, sabbioso nel secondo e più argilloso nell’ultimo. L’azienda ad oggi comprende dieci ettari vitati, che si sommano a quelli coltivati a seminativo, tra cui troviamo orzo, frumento, mais, soia e in passato anche girasoli e grano saraceno.
A qualche minuto di macchina dal corpo centrale troviamo la vigna di Refosco dal Peduncolo Rosso, Verduzzo Friulano e Cabernet Franc, impianto del 1994. Ci troviamo in località Scodovacca, a pochi passi da Villa Chiozza, dove studiò Louis Pasteur. Tutte le vigne sono frutto di una selezione massale, quelle di Refosco provengono da una vecchia vigna situata proprio all’interno della villa, mentre le piante di Verduzzo da un vigneto adiacente, ormai in stato di abbandono. “Un grosso peccato essendo una delle vigne più vecchie del Friuli, con i suoi circa centodieci anni”.
Fin dall’inizio dell’attività, nel 1992, si è lavorato in regime biologico, ottenendo la certificazione nel 1996. I trattamenti effettuati da Denis Montanar sono a base di rame, il meno possibile, ed è stato eliminato lo zolfo nel 2019, sostituito da vari preparati che rendono più resistente la pianta e favoriscono sia la vitalità dell’ambiente circostante sia quella del suolo. Tra questi troviamo l’A10, manganese, estratti di alghe, propoli, ma anche tisane, i preparati biodinamici 500 e 501, oltre a qualche goccia olio essenziale alla lavanda.
Tra le chiacchiere scopriamo che nel corso degli anni Denis Montanar ha cominciato sempre più ad osservare da vicino i suoi vigneti e carpire il bisogno delle piante di poter riposare e non essere sempre spinte alla produzione di uva. Così, dopo un lungo periodo di monitoraggio, nel 2019 si è presa la decisione di effettuare una potatura lasciando solo le gemme basali delle piante per poi, da aprile 2020, lasciare loro la libertà. Una sorta di dono alla vigna, pianta a cui si chiede sempre, ma non si concede mai; se vogliamo si può definire come un momento neutro, di pausa o ferie, per poter lasciar riequilibrare la sua vitalità. “Quando dai, ti ritorna”. Così facendo la pianta è portata a mantenere sé stessa, senza badare all’uva. Tale periodo è caduto a pennello con l’anno del covid e le scarse vinificazioni non hanno impattato con l’andamento aziendale.
Si prevede di portare avanti questa pratica in un piano sessennale, così da riproporla per la seconda volta nel 2026 (curiosi di vedere il comportamento delle vigne nel corso della stagione).
Da questa esperienza si sono cominciate ad individuare le piante che hanno reagito al meglio al “periodo di pausa”, iniziando a fare una selezione massale e riprodurle in nuovi impianti, realizzati con un patrimonio genetico che tende ad essere più resistente.
Il progetto ad oggi è vincolato strettamente all’azienda di Montanar, ma sarebbe interessante poterlo replicare e poterne toccare con mano i risultati a lungo raggio.
Il terzo vigneto che andiamo a scoprire troviamo Tocai Bianco, Sauvignon, Pinot Bianco e Verduzzo Friulano con alcune vecchie piante e quelle più recenti innestate nel corso degli ultimi dieci anni, selezionando nel 2008 le viti più resistenti di un vigneto non trattato. Con le uve che si raccolgono da qui si produce il vino “Uis Blancis”.
Ci spostiamo per approfondire anche il vigneto di Borc Dodon, nel quale troviamo una pianura ondulata in cui sono state piantate Refosco Bianco, Sauvignon e Tocai Friulano.
Si possono notare due vigneti differenti, divisi da un campo di seminativi nei quali sono presenti da un lato alcune vigne innestate sul campo, mentre dall’altro quelle a doppio spacco inglese. Qui si può notare la conformazione originale dei terreni di queste zone, che, nel caso di Denis, sono state mantenute tali, mentre rivolgendo lo sguardo ai campi vicini si notano i vari livellamenti e talvolta sbancamenti. Adiacente a questo troviamo anche un’altra vigna di Tocai, di tre vecchie selezioni massali differenti, oltre al Refosco dal Peduncolo Rosso.
Avvicinandoci al punto di partenza troviamo una vigna davanti al caseggiato, dall’altro lato della strada, con piante centenarie del 1910, qualche altro campo dedicato ai seminativi ed alcuni alberi da frutto e non, al fine di non sfociare in una monocultura. Dietro alla cantina si può notare un altro appezzamento vitato, con piante di Merlot. Qui scopriamo che la strada adiacente fa parte del cammino celeste che collega Grado/Aquileia con Tarvisio, meta di pellegrinaggio e lunghe camminate.
Tornati alla base andiamo a scoprire la cantina, ricavata nella vecchia casa colonica appartenuta ai Notai de Bartolomei e Famiglia Bressan, la quale probabilmente era un vecchio monastero, che è stata acquistata e restaurata dalla famiglia Montanar nel corso degli anni.
Tra le barrique e tonneau, principalmente usate (di media ne vengono acquistate tre/quattro di nuove), si può notare una finestra dentro la quale è presente un grande favo d’api.
Questa è la seconda volte che le piccole ospiti lo producono nello stesso posto, una cosa estremamente rara poiché le api non scelgono mai lo stesso luogo per i propri alloggi. Una sorta di segno forse a testimoniare l’energia di questo ambiente. La prima volta era stato rimosso, ma ora verrà mantenuto.
Qui andiamo a rubare qualche sorso di vino in affinamento, cominciando da un Tocai 2023, macerato per otto giorni con chicco intero proveniente dal vigneto di Dodon, il quale esprime note molto particolari di erbe di campo, mentuccia, spezie, tè verde, il quale torna al palato come fosse una ricca e generosa tisana dalla buona sapidità e lunghezza.
Le vinificazioni avvengono nel capannone adiacente alla frasca, in tini di legno aperti, all’interno dei quali le fermentazioni partono spontaneamente, fin dal 1992. Proprio a fine anni ottanta, inizio anni novanta, Denis Montanar ha iniziato a prendere le redini dell’attività di famiglia, dopo gli studi in metalmeccanica. Lo stesso percorso anche del figlio Carlo, che, da qualche anno, segue le orme del padre.
Continuando gli assaggi troviamo una botte di rovere da trenta ettolitri di “Uis Blancis” 2021, blend di Sauvignon Blanc, Pinot Bianco, Tocai e Verduzzo, macerato circa lo stesso tempo del precedente, nel quale emerge il varietale della prima uva, ben equilibrata e bilanciata dalle altre, con note fini e un palato dalla maggior acidità
Le etichette prodotte da Denis Montanar sono tra le sette e le dieci, cominciando a mettere il vino in bottiglia, per essere commercializzato, nel 1990, arrivando oggi a produrre circa trentamila bottiglie per anno. All’inizio l’idea era quella di produrre solo vini riserva, proposti sul mercato dopo alcuni anni di affinamento, sia in legno, sia in bottiglia, introducendo solo in seguito Tocai, Rosè e Merlot di più “facile” beva, interpretazione e più accessibili economicamente.
Tra le fila dei vini bianchi troviamo il Tocai di Sandrigo, “Uis Blancis”, il Tocai di Borc Dodon e il Verduzzo Friulano di Scodovacca; per quanto riguarda i rossi invece: il Merlot di Borc Dodon, “Uis Neris”, a base di 90% Merlot e 10% Cabernet, sempre della stessa zona e il Refosco dal Peduncolo Rosso di Scodovacca. A completare la gamma un Rosè da Refosco e un Metodo Classico, con uve Trebbiano, Moscato, Pinot Bianco e Tocai. Il Metodo Classico, nella sua seconda produzione, è il risultato di otto diverse annate, in una sorta di riserva perpetuale che contiene il vino delle annate 2012-2013-2014-2015-2016-2017, fatto rifermentare con il mosto della vendemmia 2018 e colmato con l’annata 2009.
Il nome è “Toy Wine”, battezzato così da una cliente americana, dato che è stato creato quasi per gioco da Denis. Solo in formato magnum, viene sboccato dopo trentasei, quarantotto, sessanta e settantadue mesi. In realtà troviamo anche la sua versione in bianco fermo, ovviamente di sole sei annate, anche in questo caso solo in magnum e con il nome di “33 Dive”, dall’azione insolita del football americano, durante la quale si entra dal lato sinistro per raggiungere la meta.
Prima di passare agli assaggi delle bottiglie un goccio di Verduzzo 2021, con uve vendemmiate molto mature, le quali talvolta vengono anche raccolte dal suolo. Sempre frutto di una macerazione di circa sei giorni si presenta con i suoi tipici sentori di frutta matura, pesca sciroppata, frutta secca, fichi, note mielate e un buon corpo, oltre a lunghezza e tannino ben pronunciato, frutto anche del contatto con le bucce, senza tralasciare un leggero grado zuccherino che fa capolino.
Sopra alla cantina, ricavata dalla vecchia stalla, troviamo l’ex fienile, nel quale soggiornano alcune vasche di acciaio, utili per l’imbottigliamento, tutto a caduta, gestito con un’imbottigliatrice a due becchi, che impegna un bel po’ di tempo per mettere tutta la produzione in bottiglia.
Vista la bella giornata di sole ci accomodiamo all’esterno della cantina e della vecchia casa, che ha tutte le sembianze della tipica casa di campagna dei nonni, facendo così respirare un clima diverso e assaggiare momenti della vita passata.
Qui abbiamo il piacere di stappare un magnum di “33 Dive”, vino che si esprime al naso con sentori di albicocca secca, camomilla, cera, miele e un sottofondo speziato, per un palato intrigante, dalla buona freschezza e spalla acida, buona mineralità, sapidità e un tannino sul finale, per una discreta lunghezza.
Un assaggio anche di Rosè di Refosco, da uve che vengono direttamente pressante, senza macerazione, per ottenere un vino da affinare in legno per dieci mesi.
Al naso si esprime con note di agrume, ribes e piccoli frutti rossi, per un sorso fresco, di beva, ma con carattere, mineralità, discreto corpo, buona acidità, oltre ad una discreta persistenza.
Avendo assaggiato un paio di vini bianchi tra un passaggio e l’altro in vigna e cantina, senza soffermarci troppo sulla degustazione, passiamo direttamente ad una carrellata di vini Rossi, concentrandoci soprattutto sul Merlot (con un 10% di Cabernet Franc) dalla vigna Dodon, nelle annate 2019, 2015 e per concludere 2013. Un vino che resta in affinamento per quarantotto mesi tra barrique e tonneau, che nelle tre annate si presenta in una evoluzione di note più fresche di frutta rossa matura, leggere note erbacee, che si trasformano in sentori di frutta sotto spirito, più accentuati nell’annata meno recente, che si mescolano ad un tocco di sottobosco, tabacco, spezie e note ematiche. In tutti e tre i vini si percepisce comunque freschezza, buona beva, mineralità, con un tannino che evolve negli anni, diventando setoso e rendendo estremamente piacevole ed equilibrato il Merlot con qualche anno in più. Da sottolineare anche il buon corpo e la persistenza al palato.
Da ottima tradizione friulana i vini non potevano che essere accompagnati da salame, di produzione propria, e formaggio di un caseificio artigianale.
Conclusione sempre in rosso con un assaggio di Refosco dal Peduncolo Rosso 2017, macerato trentasei giorni con uve intere, vinificato ed affinato per quattro anni in solo acciaio. Un vino dal carattere balsamico, il quale sprigiona note di eucalipto, alloro e china, per un sorso dritto e fresco, con una buona mineralità, buon corpo, acidità e discreta persistenza.
Una mattinata in compagnia di Denis Montanar, che si conclude con la visita della vicina cittadina di Aquileia e l’ultimo sole della giornata a Grado, ovviamente dopo aver consegnato la maglia numero 313 a Denis.


