Improvvisata nell’azienda Draga, in compagnia di Ana, San Floriano del Collio (Gorizia)

Improvvisata nell’azienda Draga, in compagnia di mamma Ana che ne rappresenta, assieme al marito, la terza generazione

10 Novembre 2024

Di ritorno da un weekend alla scoperta di alcune cantine in Slovenia, ci fermiamo, senza preavviso, nella piccola azienda famigliare Draga, in località San Floriano del Collio, subito dopo la ben conosciuta zona di Oslavia. Grazie alla gentilezza di mamma Ana che ci ha aperto le porte ad hoc di domenica mattina, siamo riusciti ad approfondire questa realtà, giunta alla sua quarta generazione.

La storia di Draga è cominciata nel 1908 con il bisnonno Ivan Miklus, il quale antecedentemente alla Prima guerra mondiale aveva iniziato a coltivare un piccolo appezzamento di terra, piantando le viti. Come molte persone del luogo, possedeva anche alcuni capi di bestiame e ortaggi, principalmente per autosostentamento. I conflitti bellici rasero al suolo quasi completamente queste aree di confine, non lasciando nemmeno traccia dei vigneti, che furono successivamente reimpiantati con l’aiuto di altre famiglie dal paese. È stato il figlio Franz Miklus a continuare con questa attività, con tanti sacrifici e senza guadagni, tant’è che per alcuni anni è stato in conflitto con il padre perchè, dopo la Seconda guerra mondiale gli era stato proposto un lavoro ben retribuito in aviazione. Franz, invece, scelse quello che amava di più, la terra. Successivamente, dopo la mezzadria acquistò alcuni appezzamenti da una baronessa della zona. A testimoniare il passaggio delle guerre sono stati esposti, nella parte esterna della cantina, alcuni resti di ordigni che erano soliti trovarsi tra le campagne.

L’attività era comunque centrata sulla produzione per un consumo casalingo e per una parte dedicata alla vendita in qualche osteria locale; quest’ultimo aspetto consolidato e ampliato dalla terza generazione, con l’acquisto di altri terreni nella zona e costruzione della nuova cantina, rappresentata da Ana e dal marito Milan Miklus.

Il nuovo volto dell’azienda Draga è stato dato dalla quarta generazione Mitja, che ha preso in mano l’azienda circa venti anni fa, in seguito ad un infortunio del padre, ma anche grazie alla sua grande passione per il mondo del vino, pur avendo fatto esperienze nelle altre cantine di maggiori dimensioni avendo imparato quasi tutto sul campo.

L’azienda ha preso una diversa direzione rispetto a quella dei genitori, pur mantenendo la linea dei vini “più freschi”, sempre sotto il nome di Draga, che significa “cara”, per sottolineare il ricco substrato dei terreni. Oltre a sviluppare la linea originaria di questa realtà, Mitja si è dedicato alla produzione di vini macerati dal 2006, con un contatto prolungato sulle bucce, anche di alcuni mesi, e un affinamento in legno, al contrario della linea precedente che viene fatta riposare nel solo acciaio.

Parallelamente ai cambiamenti nella produzione dei vini in bottiglia è stato modificato anche l’approccio in vigna, convertendo l’azienda in biologico, lavorando esclusivamente con rame e zolfo e con la fortuna di godere di un’ottima esposizione che permette una costante ventilazione e conseguente sanità in vigna. C’è da sottolineare che già la generazione precedente aveva iniziato a lavorare con un bassissimo impatto ambientale.

Ad oggi l’azienda conta tredici ettari di proprietà e da quest’anno sono stati acquisiti altri cinque ettari in affitto, i quali si estendono a circa duecentosessanta metri sul livello del mare, tutti attorno al corpo centrale della cantina. La parte che si può vedere dalla sala degustazioni, frontale all’azienda, è la più vecchia, con vigne di “Tokaj Friulano” piantate da nonno Franz, che hanno un’età di settant’anni. Qui troviamo principalmente anche Pinot Grigio e Sauvignon. Dall’altro lato dell’azienda si trovano principalmente Malvasia e Ribolla Gialla, oltre alle varietà a bacca rossa, tra cui Merlot e Cabernet Sauvignon.
Generalmente FriulanoMalvasia e Ribolla Gialla affondano le proprie radici su terreni a base di ponca, mentre in altri appezzamenti si trova un substrato a medio impasto, con una parte di argilla e una parte di ponca.

Come anticipato, la produzione si divide in due linee; nel primo caso si utilizzando le uve migliori, con eventuali diradamenti e provenienti delle piante più datate per i vini “Miklus”, cognome di famiglia, che vedono i vini macerati di Ribolla GiallaFriulanoPinot GrigioSauvignon e due rossi, un bordolese a base di Merlot e Cabernet Sauvignon e un Cabernet Sauvignon in purezza. Per quanto riguarda i vini bianchi, le uve stanno a contatto in tini troncoconici da venti a trenta giorni. Le fermentazioni sono tutte spontanee, anche nel caso della linea più fresca e l’affinamento avviene in legno, per minimo di due anni o per il tempo necessario al fine di far trovare il corretto equilibrio al vino. Tra i vini citati, solo il Pinot Grigio non affina in legno, ma in botti di cemento, ereditate da nonno Franz.
La linea “Draga” vede come protagonisti FriulanoMalvasiaPinot Grigio e Sauvignon. In questo caso le uve vengono pressate direttamente e solitamente vengono lasciate a contatto tra di loro per una notte, innescando in maniera spontanea la fermentazione, per poi riposare in soli contenitori di acciaio.
Da uno sguardo della cantina, datata 1997, possiamo vedere i diversi formati di botte utilizzati, tra cui i tini troncoconici, utili anche per gli affinamenti, botti da quindici e venti ettolitri, barrique e tonneau. Oltre a queste sono presenti le vasche in acciaio, il cemento nella parte esterna e alcune anfore di terracotta di origine toscana, utilizzate per gli affinamenti della Ribolla Gialla. Questo spazio è stato ricavato sotto all’abitazione di Mitja, poiché prima si utilizzava una cantina presente a casa dei genitori, trasformandone in realtà in garage, diventata troppo stretta con la conseguente crescita della produzione. A dirla tutta anche questo spazio sta diventando sempre più limitato e nel prossimo futuro si pensa già a qualche tipo di ampliamento.

Le bottiglie prodotte ad oggi sono circa quaranta, cinquanta mila, dipendentemente dall’annata, che nel caso del 2024 ha visto una perdita pari al 50% delle uve.

Ritornando alla sala degustazioni, che offre una splendida vista sui vigneti, soprattutto nella giornata di sole che abbiamo incontrato, ci dedichiamo ad un paio di assaggi per capire lo stile dell’azienda.
Cominciamo la degustazione con la Ribolla Gialla della linea “Draga”, annata 2023, che si presenta con note di frutta gialla, albicocca, pesca, ma anche mango, tiglio, un leggero miele e un tocco di mandorla. In bocca entra dritta, con una discreta spalla acida, ricca in sapidità, discreta mineralità, con un buon corpo e buona persistenza.

Passiamo alla sorella maggiore, della linea “Miklus”, annata 2018, con una macerazione a contatto con le bucce e raspo per più di un mese e almeno tre anni di legno acacia, per smussare le note tanniche frutto del lungo contatto tra le bucce. In questo caso troviamo un vino che al naso presenta sentori più ricchi, con note di frutta candita, fico, albicocca disidratata, dattero, ma anche un tocco di origano e miele di castagno.
In bocca entra comunque pieno, ma fresco, con un sorso diretto, ricco in sapidità, abbastanza minerale, con una buona persistenza e un delicato tannino sul finire del sorso.

È la volta del Friulano 2023, ottenuto da piante giovani frutto di una selezione massale delle vigne più vecchie di questa varietà, che in quell’annata erano alla prima vendemmia. Al naso emerge una grande spinta di erbe aromatiche, di salvia, origano, ma anche note verdi, di sedano, mentuccia, un tocco di camomilla e pesca bianca.
Il sorso è pieno ma ben teso, con un buon corpo, freschezza, sapidità, moderata spalla acida, abbastanza minerale e con una buona persistenza.

Concludiamo con il Friulano “Miklus Francesco” 2019, con uve provenienti dal vigneto storico di settant’anni, piantato a mano dal nonno, rimaste a contatto, anche in questo caso per circa un mese e oltre due anni di affinamento in legno. Un vino dedicato proprio a nonno Franz, che si presenta con note più cariche al naso, una frutta secca, una pesca molto matura, note di tabacco, spezia, carruba, miele, facendo il suo ingresso in bocca con un maggiore corpo e alcolicità, ma comunque abbastanza fresco, con buona sapidità, discreta mineralità e ricco in persistenza.

A tendere l’azienda punterà sempre maggiormente sulle varietà più legate al territorio, tra cui Ribolla GiallaMalvasia e Friulano, rimpiazzando con queste gli impianti che oggi vedono protagoniste le internazionali.

Un ringraziamento speciale a mamma Ana per l’accoglienza, in una tappa non prevista, ma inserita nella lista dei desideri delle visite; per lei maglietta numero 367.

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