Pietradolce, a nord dell’Etna tra passeggiata nei vigneti, esplorazione della cantina ricca di arte e assaggi dei vini di questa realtà
03 Settembre 2025
Seconda tappa della giornata a Solicchiata, dove si trova l’azienda Pietradolce, per scoprire i suoi vigneti a corpo, la cantina ricca di opere artistiche e i suoi vini, grazie al nostro Cicerone Angelo che si occupa di ospitalità, accoglienza e promozione per questa realtà.
In compagnia del cane Nina ci incamminiamo nell’area esterna dell’azienda per poter scoprire le vigne che la circondano, con appezzamenti che prendono diversi nomi e toccano Contrade differenti. Tra le chiacchiere e la passeggiata approfondiamo le origini di Pietradolce, azienda fondata dalla famiglia Faro, i quali provengono dalla zona sud est dell’Etna e, come molte famiglie, avevano alcuni vigneti per la produzione di vino che veniva venduto sfuso.

Nel 2005 c’è stata l’idea di ricominciare a fare vino a nord del Vulcano, cominciando con un’area in cui piantare nuovi vigneti con uve sia a bacca bianca sia a bacca rossa, ben visibili oggi all’inizio della proprietà e, grazie ai quali, si ottengono i vini d’ingresso di questa azienda.
Fin dall’inizio il focus del lavoro della famiglia Faro è stato quello di individuare vigneti prefillossera, principalmente in un’area limitrofa alla proprietà, acquisendole passo dopo passo, al fine di creare un bagaglio di vigneti storici della zona, di un’età compresa tra i novanta e i centocinquant’anni, da cui ottenere vini rappresentativi delle varie aree e Contrade.
La prima vigna è stata Archineri, in Contrada Rampante, dove sono presenti altri due appezzamenti, Barbagalli (circa mezzo ettaro) e Rampante, nei quali può trovare prevalentemente Nerello Mascalese, con alcune piante miste, come si usava un tempo. Proprio per questo motivo, possiamo vedere e assaggiare anche dell’uva bianca da tavola. Barbagalli è uno dei punti più alti degli appezzamenti a corpo di Pietradolce e prende la forma di un anfiteatro terrazzato, contornato dagli ulivi.
Gli altri vigneti in cui si trova principalmente il Nerello Mascalese sono situati in Contrada Santo Spirito, e Contrada Feudo di Mezzo, mentre è presente una vigna della stessa varietà a Zottorinoto, da cui si ottiene l’unico rosato prodotto.
Nel corso degli anni è stata acquisita anche una vigna di centocinquant’anni nella zona est dell’Etna, precisamente a Milo in Contrada Caselle, a ottocentocinquanta metri sul livello del mare. Qui si alleva principalmente il Carricante, da cui si ottengono due vini dalla tiratura limitata (cinquemilacinquecento di Archineri Bianco e milleottocento di Sant’Andrea, entrambi dalla stessa vigna).
Da sottolineare che le fallanze sono state sostituite da piante ottenute da selezioni massali, innestate direttamente in vigna. Un’altra curiosità sono dei cumuli di pietra che balzano all’occhio passeggiando tra le vigne, questi sono il frutto delle bonifiche dei terreni, e oggi vengono tutelate dall’ente del Parco dell’Etna, che non consente la loro rimozione o modifica.
Oggi gli ettari sono cinquanta, di cui trentacinque vitati, e circa quindici tra ulivi, per lo più di Nocellara Etnea, e alberi da frutto. Tutti i vecchi vigneti sono ad alberello e i vari lavori vengono effettuati a mano, come possiamo notare anche nello sfalcio dell’erba per mezzo di uomini muniti di decespugliatori. Lo scopo è quello di mantenere inalterato il patrimonio acquisito, ristabilendo i terrazzamenti e cercando di solidificarli, così da evitare eventuali smottamenti causati dalle frequenti piogge. Per quanto riguarda i trattamenti, questi seguono il disciplinare del Biologico, con solo rame e zolfo. Se necessario, a settembre si è soliti gestire l’apparato fogliare, al fine di avere una più corretta maturazione delle uve.
Ci troviamo in un’area che si affaccia ai Monti Nebrodi, che fungono da barriera naturale, accarezzata dalla tramontana che proviene dal vicino Mar Tirreno, utile a favorire una sanità della vigna. I terreni sono tutti di matrice vulcanica, di vecchie colate laviche, che hanno formato aree profonde, ricche di sabbia ed alcune più rocciose, con pietre di colori diversi, rosse, nere o giallastre a seconda dei materiali di cui sono ricche.
Oggi la produzione di Pietradolce è di circa centocinquemila bottiglie, che si dividono in dieci etichette, di cui tre vini rappresentano la linea d’ingresso al mondo di questi vini, ottenuti per lo più da blend di uve di vigne più giovani, mentre gli altri sette, prodotte in quantità estremamente minori, sono ottenute da singoli vigneti, che rappresentano il patrimonio più storico dell’azienda.
Tra i vini d’ingresso troviamo i tre Etna DOC in versione bianco, ottenuto da uve Carricante vinificate ed affinate in solo acciaio; rosso a base Nerello Mascalese con un veloce passaggio in botte di rovere per tre mesi e rosato, 100% Nerello Mascalese allevato a Zottorinoto, con vinificazione ed affinamento in solo acciaio.
Per quanto riguarda i vari Cru, in rosso troviamo: “Barbagalli”; “Archineri”; “Rampante”; “Santo Spirito”; “Feudo di Mezzo”; tutti a base Nerello Mascalese, proveniente dai singoli vigneti, con uve che fermentano per circa diciotto giorni in tulipani di cemento grezzo per poi lasciare il vino ad affinare per circa quattordici mesi in botti di rovere di diverso passaggio, ad eccezione del “Barbagalli”, il quale di media ne affina circa venti.
I Cru in bianco sono, invece, due: il primo denominato “Archineri”, con uve di Carricante provenienti da Milo, da cui si ottiene un vino che affina in acciaio per dodici mesi e almeno un anno e mezzo in bottiglia, oltre al Cru “Sant’Andrea”, frutto delle medesime uve macerate per sei mesi, il quale segue una fermentazione in botte grande da venti ettolitri per poi preferire l’affinamento in bottiglia per circa due anni e mezzo.
A differenziare le due linee, troviamo due interpretazioni diverse anche nelle etichette, realizzate da un illustratore di Milano, amico della famiglia Faro. Per quanto riguarda la linea d’ingresso è stata scelta una linea confusa, che ricorda la confusione dell’Etna e delle sue colate laviche; mentre per i Cru è stata rappresentata una donna dai capelli fumanti che rappresenta l’Etna in fase eruttiva, giocando così con le varie interpretazioni che si attribuiscono al vulcano, dalla creatrice, alla madre alla sua dominanza sul panorama di questa zona, al suo potere in fase di evoluzione.
Dopo una lunga passeggiata tra le vigne, ci riprendiamo dal calore esterno con l’esplorazione della cantina, costruita tra il 2015 e il 2017, poiché precedentemente le vinificazioni si svolgevano in un altro locale, situato a Giarre.
In una prima area sono presenti le vasche in acciaio a forma troncoconica per le fermentazioni e, specularmente, i tulipani di cemento grezzo, oltre ad una botte troncoconica dedicata al Sant’Andrea precedentemente descritto.
Ad anticipare la bottaia si può individuare un’opera del veronese Giorgio Vigna in cui si trova l’essenza dell’Etna spiegata nei quattro elementi che lo contraddistinguono, tra cui le rocce (rappresentate da sfere di vetro di Murano), l’acqua, frutto dello scioglimento delle nevi, un gioco di luci che rappresentano le sue eruzioni e un elemento astratto: la sua non staticità, in piccole e dinamiche vibrazioni.
Addentrandoci nella bottaia, possiamo vedere che la scelta dei legni è ricaduta sul formato barrique, tutto francese, di cui circa un 10% per anno è nuovo e la restante parte è utilizzata per quattro passaggi. Accanto alla bottaia si trova una “wine library”, con una parte delle bottiglie storiche, esclusivamente Cru, che vengono conservate dalla famiglia Faro, fin dal 2007, prima annata di produzione ufficiosa di Pietradolce.
Piccola parentesi: il nome scelto per questa realtà è strettamente correlato all’elemento predominante di queste terre, ovvero la pietra vulcanica, che regala quasi sempre dolci emozioni e soddisfazioni!
Non solo cantina sotterranea, ma anche sala degustazioni per professionisti e qualche winelover, con vista che domina tutti i vigneti, al piano superiore dello stabile. Un ambiente ultimato nel 2018, al cui interno si svolgono numerose degustazioni e, anche qui non si possono non notare alcune opere d’arte, come, per esempio, le installazioni e quadri di Alfio Bonanno, artista legato alla “land art”, il quale realizza opere con elementi e colori naturali.
Tra questi possiamo vedere l’agave essiccato su tema o una spirale realizzata con rami d’acacia, o “Magma”, un’opera realizzata da un gruppo di artisti siciliani, che rappresenta le colate laviche, composta da un pannello ottenuto da ferro bruciato e legno, al di sotto di un lampadario che ricorda le esplosioni del vulcano e la lava che scende.
All’interno della sala panoramica con vista sui nuovi vigneti e sui Nebrodi in lontananza, cominciamo gli assaggi con il Pietradolce bianco 2023, un 100% Carricante ottenuto da vigne giovani e un affinamento esclusivamente in acciaio. Si presenta con note agrumate, di lime, limone, note erbacee e di erbe aromatiche, di basilico, salvia e un sulfureo sottofondo per un palato fresco di beva, una buona mineralità e sapidità, discreta spalla acida e persistenza.
Un viaggio a Milo con “Archineri” 2023, un vino caratterizzato dalla sua vicinanza al mare, alla Valle del Bove e da un sottosuolo molto profondo. Sempre 100% Carricante affinato tra acciaio e bottiglia, regala sentori più carichi e concentrati, con un agrume più maturo, note di erbe aromatiche intense, un accenno di idrocarburo e note sulfuree, oltre ad un sentore quasi salmastro al naso. Più tondo al palato, ma bilanciato da una buona acidità, minerale, abbastanza sapido e caratterizzato da una buona persistenza.
Prima dei rossi, un passaggio all’Etna Rosato DOC 2024, ottenuto dal Nerello Mascalese della singola vigna situata a Zottorinoto. Vino dai sentori gessosi, di pietra bianca, con una tenue piccola frutta rossa, melograno, fragolina di bosco, un tocco mentolato, per un sorso più minerale e sapido dei precedenti, con una buona “morbidezza”, bilanciata da una discreta acidità e discreta persistenza.
Per quanto riguarda i rossi ci addentriamo in un confronto tra “Rampante” e “Santo Spirito”, ottenuti dalla stessa varietà di Nerello Mascalese, per la maggior parte e una piccola percentuale di Nerello Cappuccio. Entrambi della stessa annata 2020, con uve che fermentano in cemento per tre mesi e vino che riposa quattordici mesi in botte da cinquecento e settecento litri e due anni in bottiglia prima della commercializzazione.
Il primo vino è ottenuto da vigneti che affondano le proprie radici in terreni più rocciosi e ostici, mentre “Santo Spirito” è frutto di vigneti che si trovano ad un’altitudine dove si trova una maggior ventilazione e una marcata escursione termica.
“Rampante” si presenta con sentori più fruttati, di frutta rossa matura, lampone, ciliegia, melograno, una nota ematica; più muscoloso al palato con un tannino più marcato e un sorso più pieno, ma sempre bilanciato da una buona sapidità, mineralità, oltre all’ottima persistenza. “Santo Spirito” regala note di frutta più delicata ed in secondo piano, facendo emergere note più terziarie, terrose, di sottobosco e foglia bagnata, un tocco fumè, bastone di liquirizia, rabarbaro, con spunti ferrosi ed incensati. Al palato entra dritto, verticale, con una buona spalla acida, tannino più delicato ma presente e una buona persistenza.
Concludiamo gli assaggi con “Barbagalli” 2019, il quale effettua sei mesi di affinamento in più degli altri in botte e sei mesi in più in vetro. Un vino che regala note più importanti di sottobosco, tenue frutta sotto spirito, ma anche di ginepro, alloro, pepe nero, note iodate, un sottofondo balsamico e fumè. Elegante e fresco in bocca, dove tornano le note fumè, per un sorso delicato, fresco, caratterizzato da una buona sapidità, mineralità, spalla acida, tannino setoso e una buona persistenza.
Un ottimo approfondimento di questa realtà che si è imposta sul mercato dei vini dell’Etna, dalla vigna, alla cantina all’assaggio dei vini prodotti, grazie ad Angelo che merita la maglia numero 406.


