Basaltica, una realtà nata per valorizzare il territorio dei Colli Berici, in un progetto fondato da tre amici accomunati dalla passione per il mondo del vino
09 Agosto 2022
Una mattinata passata con Junior, uno dei tre volti di Basaltica, nella cantina Marchetto, a Gambellara, proprietà della famiglia di un secondo protagonista di questa realtà, Federico Marchetto.
Basaltica è un progetto nato da un connubio di necessità e malessere, in controtendenza a quello che è il trend dei Colli Berici di diventare un “territorio industrializzato” estirpando sempre più i vitigni autoctoni a favore di vigneti più remunerativi. La tendenza è quella di piantare sempre più Glera e Pinot Nero, adottando trattamenti talvolta invasivi, per riempire le tasche dei grandi produttori, fregandosene della valorizzazione del territorio.
Da questi presupposti poco confortanti Junior, Federico e l’enologo Matteo Franchetto hanno iniziato a pensare di voler portare avanti qualcosa di diverso, senza lamentarsi di tale industrializzazione, ma volendo reagire, nel loro piccolo, al fine di fare qualcosa di positivo per il territorio in cui sono nati, in un clima più salubre e sostenibile possibile. Un progetto sociale con lo scopo di coinvolgere il territorio e i contadini locali, con il conferimento delle uve da vinificare; uve provenienti da determinate caratteristiche di lavorazione in vigneto, quali il non uso di prodotti sistemici, diserbi e lavoro sostenibile. Rispettando questi criteri la disponibilità dei tre amici di pagare la materia prima più del prezzo di mercato.
Dalla scintilla scattata nel 2018, il primo anno ufficiale del progetto Basaltica è stato il 2019 puntando sulla Garganega, vitigno autoctono e simbolo del territorio. Nel 2019 sono state prodotte duemila bottiglie, diventate quattromilacinquecento nel 2020 e raddoppiate nel 2021.
Oggi i conferitori sono sei e se si somma l’uva che portano a vinificare, si arriva circa alla produzione di un ettaro vitato, con terreni dal sottosuolo abbastanza uniforme, caratterizzato dal tipico basalto, tufo e una piccola parte di calcare. Tra l’azienda e i conferitori c’è una sorta di “patto tra gentiluomini”, supportandoli anche con una consulenza in vigna, sulla conduzione e i vari trattamenti, con la promessa di applicare la stessa filosofia sostenibile anche in cantina.
Chiacchierando con Junior non poteva che emergere la mia curiosità sul suo nome, che nella sua versione completa è Junior Jader Framarin. “La leggenda parte da molti anni prima e narra che la nonna era incinta di papà e, a quei tempi esisteva l’esattore tasse; in un incontro di riscossione quest’ultimo vide la nonna incinta e le consigliò di non chiamare il nascituro con un nome comune come Antonio, essendone già almeno una decina nell’arco di pochi chilometri. La nonna, colpita dal nome di questa persona, chiamò il figlio Jader. Una sorte simile per Junior, essendo il papà amico di Leo Junior e tifoso granata, mantenendo il trend dei nomi poco comuni, in una sorta di brasilianità, chiamando il figlio con lo stesso nome del calciatore”.
Anche per Junior, come per gli altri soci, la passione del vino e della viticoltura segue una tradizione di famiglia, con il nonno materno che da sempre ha coltivato i vigneti, presi poi a cuore dal nipote, che li conduce tutt’ora. Un paio di ettari tra cui Garganega e Trebbiano, con uno dei pochi baluardi a tendone, che resistono ancora in questa zona. Visto il tempo a disposizione non ci resta che andare a dargli uno sguardo! Salendo tra le colline di Gambellara, si può notare il processo di industrializzazione descritto nelle battute iniziali, con vigneti “a siepe”, trattorabili e privi di alcuna erba spontanea e non.
Tra questi, a tratti, si possono trovare alcuni vigneti storici e condotti in maniera più sostenibile, con varietà più rappresentative del territorio rispetto alla Glera o al Pinot Nero. Decisamente affascinante il vigneto di Junior piantato a tendone, dove trovano dimora la sua Garganega e il suo Trebbiano, che vengono vinificate o conferite ad alcuni amici per le vinificazioni.
Tornati in cantina approfondiamo la filosofia con cui sono prodotti i vini, anche in questo caso in un’ottica sostenibile ed artigianale, senza lasciare nulla al caso e puntando ad una pulizia ed equilibrio del prodotto finale. Un’artigianalità ereditata dai nonni, ma in ottica moderna, servendosi di tutto quello che la scienza mette a disposizione per evitare le possibilità di incorrere in difetti come fermentazioni stentate, deviazioni organolettiche o produzioni di acidità volatile: “È inutile sputare su quello che la scienza ci offre”. Le vinificazioni sono in capo a Matteo e la Cantina Marchetto offre ospitalità per questi processi, mettendo a disposizione vasi vinari come acciaio, vetroresina e alcune barrique esauste per uno dei vini prodotti.
Una curiosità per quanto riguarda i lieviti è che tra i principali responsabili della fermentazione dei loro vini, che avvengono in maniera spontanea, è stato individuato un lievito indigeno locale denominato Zygosaccharomyces Gambellarensis. Nel 2010, questo lievito indigeno è stato oggetto di uno studio, condotto dal Consorzio Tutela Vini di Gambellara in collaborazione con l’Università di Verona, che ha confermato la sua presenza sulle uve di Garganega nella sola zona di Gambellara. È proprio grazie allo Zygosaccharomyces Gambellarensis se a Gambellara si riesce a produrre del Vin Santo dalle formidabili gradazioni alcoliche.
I vini prodotti da Basaltica sono tre, vini che vogliono discostarsi da quelli più usuali, anche per non voler entrare in competizione con i colleghi del territorio.
Partendo dall’ultimo nato troviamo “Garydù” a base di 60% Garganega e 40% Durella, vinificate separatamente e unite a fine fermentazione, per poi affinare in vasche d’acciaio o vetroresina prima di essere imbottigliato. Il nome ha due diverse sfumature: “Gar” rappresenta la Garganega, la “Y” si traduce come “e” in spagnolo e “Du” rappresenta la Durella; ma si può interpretare anche come “G’ha Ridù” in dialetto veneto, con il significato di “Ha riso”.
In etichetta la frase identificativa delle due varietà e del territorio “Una tagliente carezza che solletica il palato, un territorio che si unisce e sorride innamorato”.
Prima di questo vino è nato “Ryo”, dal nome del rio/torrente che passa in paese “on the yeasts”, “volutamente scritto sbagliato perché lies, non ci piaceva, non rendendo l’idea di tutta la vitalità che c’è nel lievito”. Qui troviamo una Garganega che effettua una macerazione di una settimana sulle bucce; vino che dopo qualche mese di affinamento, cinque/sei, viene imbottigliato e fatto rifermentare con il mosto di Garganega passita.
“Un torrente in piena dalla vulcanicità baciato, un frizzante colorato tufo in un moderno passato”.
Il primo vino prodotto da Basaltica è Zygo, in onore del lievito autoctono di Gambellara. Macerazione di quattro settimane per la Garganega, affinamento di otto mesi in barrique esauste di Vin Santo e imbottigliamento. Stappando una bottiglia di Zygo si possono assaporare sentori di arancia candita, frutta disidratata, albicocca, note di whisky, spezie orientali, curcuma, curry, note pepate, di foglia bagnata. Al palato è fine, la macerazione non prende il sopravvento, mantenendo una buona acidità, tannino percettibile ma non invadente, buona mineralità e discreta persistenza.
In etichetta il basalto, trait d’union del territorio e simbolo del progetto, che prende il nome proprio da questa tipica pietra dei colli vicentini.
Anche in questo caso una frase emblematica in etichetta: “In origine fuoco e fiamme, nell’aria lo zolfo fermentava la polvere di basalto. Poi fu aggregazione e concentrazione, materiale e mentale, il tutto racchiuso in un nuovo mondo, rotondo e dorato, l’acino della Garganega in un viaggio nel tempo chiamato macerazione”.
Un caro saluto a Junior che merita la maglia numero 177!


