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mercoledì, 17 Aprile, 2024

Cantina Indigeno, prima tappa dell’avventura Abruzzese, Fonte della Corte (Teramo)

Cantina Indigeno, tra le Colline Teramane in compagnia di Nicola e del cane Sky per approfondire questa realtà nata da pochi anni

13 Agosto 2022

Cantina IndigenoSolo il tempo di mettere piede in Abruzzo dopo poco più di quattro ore di viaggio dal Veneto, per scoprire la prima realtà visitata in questa regione: Cantina Indigeno.

Siamo tra le Colline Teramane, a nord della regione, e assieme a Nicola ed il cane Sky, andiamo a scoprire la storia di questa realtà nata da una passione, un’ideale e un garage. Cantina IndigenoProprio la passione di Nicola per questo settore, approfondito per anni dietro al bancone di alcuni ristoranti e bar, ha scatenato la voglia di provare a creare qualcosa di proprio per valorizzare il territorio abruzzese e quanto poteva offrire in termini enologici.

Nel 2016 una prima vendemmia “pilota” di alcuni vigneti di amici, pur mantenendo il primo lavoro in un wine bar, con una vinificazione nel garage di casa per poi trovare la possibilità nel 2021 di acquistare un’azienda abbandonata da due anni e di poter farla risorgere.

Oggi Cantina Indigeno si trova in Contrada Casette ad Ancarano (TE) con circa nove ettari a corpo e alcuni appezzamenti dislocati che fanno arrivare l’azienda a circa tredici ettari vitati, oltre a centottanta piante di ulivo.

Cantina IndigenoI vigneti sono accompagnati da una vista che introduce al meglio la Regione Abruzzo, con il Gran Sasso che fa capolino, ma anche i Monti Gemelli e i Sibillini. Le varietà coltivate spaziano dalle autoctone Montepulciano, Passerina, Trebbiano, che si sommano a Malvasia di Candia, Cabernet Sauvignon, Merlot e pure Gewurztraminer, con un’età dei vigneti che spazia dai venti a cinquant’anni di media.

I terreni sono principalmente sabbiosi e in alcune zone c’è una prevalenza di pietra che permette un buon drenaggio dell’acqua. La conduzione rispetta la certificazione Bio, con alcune contaminazioni derivanti dalla biodinamica, come il sovescio a base di favino, senape e trifoglio.

Cantina IndigenoSpostandoci in cantina, si possono notare i diversi vasi vinari, tra cui acciaio e vetroresina oltre ad alcuni contenitori dove si trovano le uve a fermentare, essendo in pieno periodo di vendemmia. Cantina IndigenoFermentazioni che avvengono del tutto in maniera spontanea e in nessun processo si utilizza l’aggiunta di solforosa. All’interno dello stabile è presente un laboratorio di analisi, per monitorare costantemente le uve e i mosti, in un territorio dove il problema principale sono le acidità, che possono variare anche di giorno in giorno.

Cantina IndigenoLe uve vengono raccolte in cassetta e diraspate a macchina, tranne per il vino riserva, unico caso in cui si diraspa a mano, per passare ad una macerazione più o meno lunga, dipendentemente dalle uve, e fermentazione spontanea per poi travasare il vino in acciaio, vetroresina, legno o anfore, queste ultime per i monovitigni (che si trovano in una seconda sala). Si cerca di effettuare meno travasi possibili per evitare riduzioni o stressare troppo il vino, “più ho mosso il vino, più l’ho rovinato”.

Vogliamo avere il massimo controllo su ciò che accade, con l’idea che il vino si faccia in vigna, portando uve sane in cantina. Capita che il vino non venga messo in bottiglia e venga usato per fortificare la genziana, poiché il concetto di base è che voglio fare vini che piacciono a me; se dovessi fare vino che non piace a me, smetterei!”.

Cantina IndigenoCantina Indigeno ha ereditato la possibilità di vinificazione della precedente realtà, che si attestava sui mille ettolitri, pur producendo oggi circa settantamilla bottiglie per anno. Un processo in continua evoluzione che si dovrà concretizzare con un totale restauro per rimodernare i vari ambienti, creare un nuovo punto vendita interno e, a tendere, una struttura ricettiva che possa ospitare i visitatori che vogliono soggiornare in cantina.

Ad accompagnare Nicola in questa avventura due soci Alfredo Giugno e Loreto Lamolinara, che si occupano della parte commerciale, amministrativa e logistica.

Cantina IndigenoGli assaggi cominciano con un vino autoctono e talvolta bistrattato della zona, il Montonico, prodotto in maniera più sostenibile possibile. Un’uva che viene coltivata a Bisenti, paese da cui prende il nome “Bisint”. “Mio padre mi disse che ci sta un’uva da quelle parti, che viene coltivata ma non si raccoglie”. I motivi sono molto semplici: le piante producono poca uva, non sviluppa un grado alcolico elevato e l’acidità è la sua caratteristica principale. Alcuni documenti di compravendita testimoniano che quest’uva veniva acquistata nel secolo scorso nella zona della Champagne, per donare una spalla più acida ai vini prodotti. Forse in Abruzzo si contano dieci o quindici ettari di questa varietà e a tendere Nicola vorrebbe piantarlo negli appezzamenti dell’azienda, limitandosi oggi a comprare delle uve per la vinificazione, da una “vigna hobbystica” di un anziano del posto. Una vinificazione che prevede, dopo la diraspatura, una macerazione sulle bucce di circa quindici giorni con quattro follature giornaliere e un affinamento in anfora, dal 2020, per un vino dai sentori di arancia candita, miele d’acacia, frutta a pasta gialla matura, spunti di fieno, per un palato fresco, con la già anticipata acidità che predomina, ricco in mineralità e con una discreta persistenza.

Cantina IndigenoViste le uve con cui è prodotto in macerazione e avendo goduto del loro profumo passiamo proprio all’assaggio del MoscatoMosca” 2021. Contatto con le bucce per un paio di settimane ed affinamento in solo acciaio, per un vino dai sentori di zagara, ginestra, piante aromatiche, spunti erbacei, macchia mediterranea, con uno spunto aromatico delicato e non invadente; in bocca una buona acidità e mineralità, di beva e buona persistenza.

Cantina IndigenoLa conclusione con il Montepulciano che nell’annata 2021 è stato il rosso più alcolico dell’azienda con i suoi tredici gradi, sottolineando la tendenza di voler ottenere vini dalla bassa gradazione, dipendentemente da quanto offre la natura nelle varie annate. Quattro i giorni di macerazione e affinamento per alcuni mesi in acciaio per il rosso “base” di Cantina Indigeno, dai sentori di mora, mirtillo, violetta, geranio, amarena e il palato dal tannino abbastanza delicato, con una buona acidità, minerale e abbastanza persistente.

Cantina IndigenoPer il futuro è previsto, parallelamente al restauro della cantina e dello stabile che verrà dedicato alla ricettività, anche un ampliamento del frutteto incrementando gli alberi di fico, mele, albicocche, oltre a creare un piccolo pascolo di pecore.

Sarà d’obbligo tornare tra qualche anno a toccare con mano l’evoluzione di Cantina Indigeno, ma intanto maglietta numero 178 per Nicola!

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