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lunedì, 4 luglio, 2022

Distilleria Pilzer, assieme a Bruno alla scoperta della sua Grappa, Faver (Trento)

Distilleria Pilzer, assieme a Bruno alla scoperta della sua Grappa, ma non solo!

01 Agosto 2021

Distilleria Pilzer  Arrivando con un giorno di ritardo alla rassegna del Müller Thurgau in Val di Cembra, ho perso la visita e degustazione alla Distilleria Pilzer, ma incontrando Bruno Pilzer in diversi momenti e situazioni nel weekend ne ho approfittato della sua gentilezza ed invito, disturbandolo di domenica pomeriggio, prima del mio rientro verso la pianura.

Siamo nella parte finale, o iniziale dipendentemente dalla prospettiva, della Val di Cembra vitivinicola, in via Portegnago a Faver, un tempo denominata “Portegnac”. L’accoglienza pacata di Bruno ti fa sentire subito coccolato nel racconto della realtà che conduce assieme al fratello Ivano, dodici anni più giovane di lui.

Bruno ha studiato enologia a San Michele all’Adige ed è proprio qui che ha iniziato la sua carriera come tecnico di laboratorio, fino a marzo dell’anno successivo al diploma, quando è stato chiamato alle armi.

Solo due giorni di “disoccupazione” al suo ritorno, ricevendo un’altra chiamata, non alle armi questa volta, ma dall’azienda Folonari, dove è rimasto per un paio d’anni, fin quanto ha vinto un concorso per entrare ad insegnare a San Michele.

Distilleria Pilzer

Parallelamente all’insegnamento è cominciata l’attività di distillatore, un mestiere ereditato dal padre Vincenzo che aveva iniziato già nel 1956 con un alambicco che si può vedere nella stessa sala, il quale di originale ha, ormai, solo uno o due componenti. Una passione e lavoro per cui Bruno ammette di aver detratto molto tempo ed attenzioni anche alla moglie e ai due figli.

Non sono mai stato fermo e ho fregato molto tempo alla famiglia” afferma Bruno, che negli anni non ha mai smesso di studiare e di affinare le proprie tecniche con corsi teorici e pratici che lo hanno portato a viaggiare in lungo e in largo, principalmente in Germania, a Vachau, nelle terre del Riesling ed in Francia. E’ proprio da un’esperienza in Francia che sovviene un aneddoto: “Uno dei docenti del corso mi ha definito un testa di c…. che non capiva niente e non avrebbe mai capito niente”. Questa affermazione per il temperamento che la pacatezza di Bruno nasconde, la sua impulsività nel fare le cose, senza, a detta del professore stare concentrato. “A parte i modi è stato comunque un invito a stare più attento!”.

La Distilleria Pilzer, che un tempo era situata nel centro del paesino di Faver, ha trovato nuovi spazi nell’anno 2000, sfruttando una ex cava di sabbia abbandonata.
Un’infrastruttura che ad oggi si presenta completa al 90%, mancando una sala degustazioni, in programma nel futuro più prossimo.

All’interno dello stabile svetta l’impianto originario, che di originale, anche in questo caso, ha ormai forse solo qualche componente e viene usato sia per la distillazione delle bucce d’uva, sia per la produzione di gin e distillati di altri frutti.

Distilleria Pilzer

La tecnica di distillazione che adopera la Distilleria Pilzer è quella più consueta in Trentino, mediante un alambicco discontinuo a bagnomaria, differente da quello utilizzato in regioni come il Friuli Venezia Giulia, che prevede un sistema di caldaiette.
In estrema sintesi, nel primo caso la materia, immersa in acqua, subisce dapprima una diluizione per poi rilasciare in maniera più lenta e graduale tutte le sostanze racchiuse al suo interno, mentre, mediante la seconda tecnica, il vapore interagisce più velocemente e l’estrazione è più immediata.

In Trentino storicamente l’impianto deriva dalla distillazione della frutta, che per la sua delicatezza ha bisogno di processi più lenti.
A Bruno non piace chiamare la materia prima “vinaccia”, ma semplicemente buccia d’uva, enfatizzando più volte la sua grande caratteristica di avere dei profumi, essenze, aromi così unici che nessun tipo di frutta ha.
Le bucce arrivano da aziende vitivinicole limitrofe, non superando la distanza di ventidue chilometri dalla distilleria.

Distilleria PilzerOggi vengono prodotte otto grappe da mono-vitigni: Pinot Nero, Teroldego, Schiava, Traminer, Moscato Giallo, Müller Thurgau, Nosiola e Chardonnay, oltre ad un blend di tutte le otto masse, il cui nome è “Del me”. Un nome emblematico, partorito durante una discussione con i responsabili marketing della società che distribuisce i suoi prodotti, nella quale Bruno esclamò “devo darvi del me?”, come per dire “devo darvi la parte migliore di me?” Così è stata battezzata questa grappa, frutto di tutti i vitigni assemblati.

Al di la di queste grappe, la Distilleria Pilzer produce anche grappe invecchiate, grappe aromatizzate, distillati di frutta locale e non, come quello ricavato dalle bucce di limone di Cetara, brandy, gin, ormai da nove anni e un rum che uscirà a dicembre di quest’anno.

Alcuni dei prodotti possono denigrare l’essenza della grapperia e esulano dal territorio della Val di Cembra, ma si cerca di accostare alla Regina Grappa anche delle proposte, esclusivamente di alta qualità, che possano farne da traino commerciale.

Ogni anno Bruno confessa che produce circa duecento litri di grappa “fatta come una volta” per autoconsumo, tagliano la testa, lasciando il cuore e rischiando sulla coda, senza eliminare alcuni difetti che le tecniche moderne hanno fatto scomparire.

Distilleria Pilzer

Per quanto riguarda l’aggiunta di zucchero è assolutamente minimale e ben distante dai venti grammi/litro che consente la legge, poiché “voglio produrre grappe e non miele, se vuoi qualcosa di morbido vai sul liquore”.

Programmi per il futuro?

Il futuro è come il meteo di oggi, non si capisce un accidenti!
Cosa certa è che si vuole portare a termine l’infrastruttura, creando una sala dedicata all’accoglienza e alle degustazioni ed in cantiere c’è anche un nuovo impianto di distillazione che favorirà la produzione del (amato o odiato, devo ancora capirlo) Gin, oltre al miglioramento delle distillazioni delle bucce e della frutta. Un incremento negli spazi anche per quelli dedicati all’invecchiamento, volendo triplicare la barricaia, rendendola visibile dall’esterno, cosa che purtroppo oggi non è permessa a causa dei sigilli doganali previsti per legge.

Sarà tassativa una seconda visita alla Distilleria Pilzer per toccare con mano le novità, ma intanto maglietta numero 69 al distillatore Bruno Pilzer (ma lo scatto è andato perso!).

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