Una visita inaspettata alla cantina Zanotelli di a Cembra (Trento)

Una visita inaspettata alla cantina Zanotelli, nel centro del paese di Cembra, assieme ad una delle protagoniste principali: la carismatica Orietta

01 Agosto 2021

Come iniziare al meglio il mese di agosto, quando il meteo non è del tutto favorevole? Sicuramente con una visita in cantina ed in questo caso la scelta è andata su una realtà nel centro del paese di Cembra, la cantina Zanotelli.

Zanotelli

In compagnia degli ultimi compagni d’avventura rimasti in conclusione del press-tour per la rassegna del Müller Thurgau raggiungiamo Orietta che ci accoglie nella sua azienda.

Zanotelli si presenta in nuove vesti, con un locale ampliato e ristrutturato in chiave moderna nel mese di marzo scorso. Le radici di questa realtà sono da ricercarsi nel 1860 quando veniva coltivata l’uva Schiava destinata anche al consumo da parte dei turisti che si recavano nella vallata, non sotto forma di vino, ma addentandone direttamente i chicchi.

ZanotelliOggi al timone di Zanotelli troviamo Orietta, i due fratelli e un cugino, i quali iniziarono questa avventura circa venticinque anni fa e attualmente si occupano rispettivamente della parte amministrativo-ricettiva, commerciale, enologica e di campagna. Gli ettari vitati sono diciotto tutti situati in Val di Cembra, “dove il concetto della meccanizzazione è quasi inesistente”, ci tiene a sottolineare Orietta. Come tutte le aziende presenti in questa vallata gli appezzamenti sono dislocati e spaziano dai cinquecento agli ottocento metri sul livello del mare, dove, nella parte più alta svettano le uve a bacca bianca.

Un giretto nella parte sottostante dello stabile ci fa scoprire i principali ambienti di stoccaggio ed affinamento, con diverse barrique e numerose bottiglie di metodo classico che riposano prima di essere sboccate. Le vinificazioni, invece, avvengono in una struttura adiacente.

ZanotelliOrietta estrae da una teca presente nella sala degustazioni, ricavata nel piano sottostante, una bottiglia di grappa alla ciliegia, datata 1929. Durante i lavori di restauro e di scavi è stata casualmente trovata questa bottiglia murata; tradizione vuole che nella costruzione delle abitazioni, un tempo, si murava una bottiglia di un super alcolico nel muro maestro come segno di buon auspicio e riserva per le generazioni venture.

Riconosciuta come la vallata della grappa in Val di Cembra la scelta ricadeva su questo distillato. Un altro aneddoto è che un tempo, essendone la produzione illegale, il commercio della grappa era affidata alle donne che, per mezzo di apposite sacche legate nella parte anteriore, si recavano a piedi anche a trenta/quaranta chilometri di distanza per la vendita. I finanzieri di un tempo si chiedevano il motivo per il quale le donne della Val di Cembra fossero sempre incinte.

Oggi per ricordare il passato si celebra la grappa con l’evento “Notte dei contrabbandieri”.

ZanotelliPrima di risalire, balza all’occhio un enorme ceppo di legno che ricorda un rinoceronte (o “Riccioneronte”, come veniva chiamato dalla figlia di Orietta, in tenera età, quando fu scoperto). Questa scultura naturale è stata trovata in un vigneto ricavato in una zona boschiva, che trecento anni prima era coltivata proprio con la vigna, e, da un’analisi del DNA, si è scoperto avere seicentosessant’anni, decretandone la morte circa trecento anni fa e rendendolo così quasi fossile.

Tornando a parlare di vino e di vigneti il lavoro che applica Zanotelli è quello di intervenire il meno possibile, definendo improbabili le lavorazioni BIO a causa delle centottantotto particelle fondiarie in cui si estendono le proprietà (particelle che già da quest’anno sono in forte aumento). Una gestione manuale difficile e macchinosa, in cui, a causa dei muretti a secco, dopo le piogge è quasi impossibile entrare nella vigna. Lavoro integrato in cui si cerca di limitare l’uso di sistemici, non si diserba, viene adottata la confusione sessuale e si applica una quantità di forza-lavoro umana molto importante, per far fronte a tutte le lavorazioni non meccanizzabili.

Le bottiglie prodotte sono circa centomila per anno, tra cui un Trento DOC in versione Blanc de Blanc e Rosè che riposano almeno trenta e ventiquattro mesi sui lieviti (sta riposando una riserva del primo che viene costantemente monitorata e talvolta sboccata per scoprirne le fasi evolutive), Müller Thurgau, Chardonnay, Pinot Grigio, Kerner, Riesling, Manzoni Bianco, Silvester Bianco (una riserva di Chardonnay), Silvester Rosso (una riserva di Pinot Nero), Pinot Nero, Schiava, Lagrein ed un Passito da uve a bacca bianca.

Nella parte superiore della struttura è presente uno shop con la possibilità di acquistare e degustare i vini e Orietta ci delizia con alcune referenze partendo dal Trento DOCFor 4 Neri”.
ZanotelliIl nome è quello del soprannome dalla casata, poiché il trisavolo era un fornaio, il cui forno era sempre di color nero, sporco di fuliggine, e così fu battezzato dai compaesani “Zanotelli Fornero”, tramandato l’appellativo di generazione in generazione. Il numero quattro richiama i protagonisti dell’azienda.

Vendemmia manuale con una selezione dei grappoli, annata 2016, e affinamento di tre anni sui lieviti, sboccato e rabboccato con lo stesso vino (e magari con qualcosa di segreto che forse sappiamo, ma non possiamo dire). Un po’ timido inizialmente al naso si apre poi nei sentori di frutta, mela golden, note agrumate, leggera crosta di pane. Un sorso caratterizzato da una bolla fine e pungente; è fresco ed avvolgente al palato, con una buona mineralità e discreta lunghezza.

ZanotelliPassiamo al protagonista di questo weekend il Müller Thurgau, dell’annata 2020, affinato in solo acciaio, il quale presenta un’esplosione di sentori e profumi che spaziando dalla frutta gialla tropicale, alla pesca gialla, fiori bianchi, erbe aromatiche e un sottofondo di pietra bagnata. In bocca è fresco e deciso, con una buona mineralità e sapidità, leggera acidità e i sentori fruttati che ritornano nella parte retro-nasale.

ZanotelliIl pranzo chiama e riusciamo a sorseggiare un ultimo vino, Pinot Nero 2018, che affina per un terzo in barrique (di Allier dalla media tostatura) di primo passaggio, un terzo di secondo e la rimanente parte in barrique di terzo passaggio, per circa undici mesi. Al naso la predominanza è quella dei piccoli frutti a bacca rossa, le ciliegie su tutti, una leggera spezia e delicate note di vaniglia. In bocca è fresco, minerale e con una discreta acidità, chiudendo con un finale dai tannini setosi e non invadenti.

ZanotelliLe etichette dei vini bianchi e rossi fermi sono state disegnate da un artista che, entrando tra le vigne a prendere l’ispirazione, è uscito con il disegno del legaccio che sorregge i tralci delle stesse piante.

Solo il tempo per una foto di rito con la maglia numero 68 donata ad Orietta Zanotelli per poi rimetterci in marcia verso il pranzo tipico Cembrano che ci aspetta!

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