mercoledì, 22 settembre, 2021

Ferragù, assieme a Carlo alla scoperta della sua azienda di Sorcè di Sopra (Verona)

Ferragù, assieme a Carlo alla scoperta della sua azienda che dal 2010 produce principalmente Amarone e Valpolicella

04 Maggio 2021

Ferragù, realtà conosciuta durante un capodanno di qualche anno fa, è un’azienda piuttosto nuova nel panorama del vino in bottiglia. La famiglia di Carlo, infatti, ha sempre avuto piccoli appezzamenti vitati e prodotto vino per sé e per la vendita di qualche damigiana.

Nel 2002 Carlo, occupato in tutt’altro settore, decise di iniziare ad imbottigliare il vino e le prime bottiglie furono di Recioto, a causa degli spazi ridotti e dell’impossibilità di ottenere del vino secco.
Una produzione incrementata gradualmente negli anni, dalle due, tremila bottiglie dei primi anni, alle attuali venticinque, trentamila.
La fiducia e il riconoscimento datagli dal mercato e soprattutto dal passaparola ha fatto sì che le vendite e il nome dell’azienda iniziassero ben presto a decollare, restando ogni anno senza vino prima del previsto e creando una curiosità ed aspettativa sempre maggiore nella clientela.

I vigneti sono limitrofi all’azienda, nel raggio di pochi chilometri e si dividono tra i più storici, che arrivano a contare anche cent’anni, a quelli più recenti, con un nuovo impianto del 2014.
Il sottosuolo è principalmente di riporto, con molti sassi, ghiaia e una quantità limitata di argilla, tutti elementi che donano un’elevata mineralità al prodotto finale.

FerraguIn vigna non si effettuano diserbi e non si utilizza alcun concime, né chimico e nemmeno organico, poiché il terreno si è dimostrato, finora, molto equilibrato e non si vuole interagire con agenti esterni. L’erba viene tagliata due volte all’anno.

Ferragù lavora in maniera convenzionale, ma cercando di limitare il più possibile i prodotti di sintesi.

Il lavoro è fatto sulla qualità e non sulla quantità”, afferma Carlo, con una selezione delle migliori uve che inizia già in pianta.

Le bottiglie prodotte sono tre: Amarone, Valpolicella e un Passito Rosso IGT, che assomiglia al Recioto, ma con un quantitativo di uve diverse da quelle imposte dal disciplinare.

Le uve vengono fatte appassire, dipendentemente dalla destinazione, un mese per il Valpolicella, dai due ai quattro mesi per l’Amarone e anche cinque mesi per il Passito, quando si fa.

Dopo una chiacchierata per approfondire il lavoro e la filosofia dell’azienda, scendiamo ad ammirare la barricaia, situata sotto alla casa in una cantina di pietra risalente al 1700, dove riposano tutti i vini, su botti nuove di media tostatura, esclusivamente francesi per l’Amarone e sia francesi che americane per il Valpolicella.

Prima del riposo, una macerazione sulle bucce e fermentazione che avviene grazie a lieviti selezionati, al fine di avere la certezza che non ci sia alcun residuo zuccherino.

Carlo mi racconta che fino ai venticinque anni ha lavorato con la famiglia tra i campi e le vigne, per poi dedicarsi ad altre esperienze per trovare nuove forme di sostentamento, prima del ritorno alla terra e alla produzione del vino.
Mi spiega anche che il cognome di famiglia, Ferragù, molto probabilmente, proviene
da famiglie di Cimbri che vivevano sulle montagne, spostatesi a valle ipoteticamente nel corso del 1600.

Ferragu

Tornati alla sala degustazioni con due bottiglie prelevate dal magazzino, assaggiamo due dei tre vini
dell’azienda Ferragù, partendo dal Valpolicella 2017.
Vino intenso, corposo, con una frutta rossa che esce timida, piano piano, attorniata da sentori eterei, di
spezia; in bocca è quasi spigoloso, con un sottofondo minerale e un tannino ben presente, di corpo e con
una ricca alcolicità.

Passiamo poi al fratello maggiore Amarone 2014, che presenta note di frutta passita, confettura, spezia
dolce e note di tabacco. Più rotondo del precedente, dalla trama tannica importante, con una buona
mineralità e acidità oltre ad un finale amaro.

Questo assaggio ha suscitato qualche scambio di idee sull’andamento dell’annata 2014, considerata pessima, ma con alcune note positive che potranno emergere nel tempo. Ad oggi nei vini prevalgono sicuramente le durezze, ma per “chi ha fatto le cose fatte bene” i risultati potranno arrivare negli anni.

Ferragu

Sicuramente la produzione è stata solo una percentuale ridotta di quella usuale, ma la qualità delle uve che
si sono salvate e un lavoro meticoloso nella cernita ha fatto si che si ottenessero risultati interessanti.

Alcuni grandi nomi hanno preferito non produrre l’Amarone in questa annata forse a causa di una
comunicazione distante dalla terra e dal territorio. Tra le vigne Ferragù troviamo un sottosuolo che drena
molto l’acqua e questo è stato sicuramente un punto a favore per salvare il salvabile anche nel 2014. Non ci
resta che aspettare e far parlare il vino tra qualche anno!

Entrambi i vini sono “tirati a secco”, senza alcun grado zuccherino e come afferma Carlo “devono guadagnarsi la morbidezza con il solo passare del tempo, sarebbe troppo facile avere dei vini ruffiani subito”.

Ferragu

Le etichette sono semplici e facilmente riconoscibili, con il nome dell’azienda e l’immagine della cantina.
Nel prossimo futuro si vuole continuare a produrre un quantitativo limitato di bottiglie, puntando sulla
qualità e assestandosi sulle quarantamila circa.

Un saluto a Carlo, che guadagna la maglia numero 39.

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