Presentazione delle nuove etichette Maso Warth ad Arte Sella

Arte che incontra il vino che incontra il ciclismo, il riassunto della presentazione delle nuove etichette Maso Warth con la Famiglia Moser ad Arte Sella

14 Giugno 2023

Per la presentazione delle nuove etichette dell’azienda vitivinicola Maso Warth, proprietà della Famiglia Moser, disegnate e siglate dall’artista trentino Paolo Tait, il luogo più ideale e rappresentativo non poteva che essere Arte Sella, in Val Sella a Borgo Valsugana. Un mercoledì mattina, graziati dal meteo, ha visto la presenza di alcuni giornalisti (e non) di diversi settori, tra arte, architettura, vino, lifestyle, raggruppati da Cecilia Zanasi (fondatrice di Zedcomm) e dalla collaboratrice Carlotta.

Il punto di partenza di questa avventura è il cuore pulsante di Arte Sella, la sala degli artisti, nella quale artisti nazionali ed internazionali vivono questo spazio come officina di idee che successivamente mettono in pratica all’interno del parco esterno di dodici ettari. Un luogo solitamente non accessibile al pubblico, aperto in occasione della presentazione di tre nuove etichette dell’azienda Moser. Prima di tuffarci negli assaggi, grazie al presidente dell’associazione culturale Arte Sella Giacomo Bianchi, andiamo ad approfondire questa realtà nata nel 1986. Un progetto spontaneo, nato dalla volontà di portare l’arte tra le montagne trentine, senza una vera mission iniziale, che poi si è trasformato in uno spazio per dare libero sfogo all’arte in ogni sua forma. Arte Sella oggi si divide in tre luoghi principali, il Parco nel quale si dà libero spazio agli artisti, Villa Strobele (dove è nato il progetto), nella quale ci si concentra sull’architettura e il Sentiero Montura, dove lo spazio è dedicato ai designer.

Oggi le opere sono una sessantina e i visitatori circa centomila per anno, mantenendo principalmente due caposaldi fissi: tutte le opere che si vedono all’interno di Arte Sella sono delle installazioni uniche eseguite da artisti di fama internazionale, create esclusivamente per questo luogo di espressione e creatività e l’idea di impermanenza delle opere, le quali sono destinate a non durare per sempre.

Pur essendo il tempo tiranno, non manca una passeggiata per scoprire le opere installate nel parco, tra cui una struttura del giovane Edoardo Tresoldi: una struttura che assomiglia ad un rudere trentino, con una pianta palladiana; un blocco di pietra dell’artista Arcangelo Sassolino, diviso in due pezzi che, tramite un sistema di ingegneria evoluta si aprono al crescere del sole e si chiudono all’imbrunire. O ancora: due tronchi (naturali) che si annodano con un nodo artificiale che assomiglia ai tronchi stessi; un tronco a testa in giù che fa capolino in un laghetto, in cui sembra scrivere quando il vento lo fa muovere; il teatro in cui sono state fatte diverse rappresentazioni teatrali, musicali, poetiche e canore (in fase di fine vita, a causa dell’età e i vari cedimenti); un grande cuscino d’acqua camminabile, nascosto dall’erba; il “Memoriale della luce che fu”, composto da dodicimila tubi di neon esausti; la Cattedrale Vegetale a tre navate composta da ottanta carpini e molto altro ancora.

Tornando al mondo del vino, assieme alla Famiglia Moser, rappresentata da Carlo Moser e Matteo Moser, che si occupano rispettivamente della parte più amministrativa e commerciale il primo mentre Matteo è concentrato sulla trasformazione delle uve, andiamo a scoprire il nuovo progetto che vede tre etichette protagoniste. Dall’amicizia più che ventennale con l’artista Paolo Tait, il quale ha realizzato come prima opera per la Famiglia Moser una porta all’interno della casa, è nata l’idea di poter avere un segno unico per la linea dei vini Maso Warth (vini fermi prodotti dai Moser), con il nome realizzato con una scritta dello stesso Tait. Da qui si è evoluto il progetto scegliendo tre simboli dell’artista per arricchire le etichette di Riesling Renano, Sauvignon Blanc e “Rubro”.

Lo stile di Paolo Tait è quello della rappresentazione di oggetti che richiamano un’oggettività vista dal suo filtro soggettivo e l’influenza che ha vissuto sia durante l’infanzia sia durante l’adolescenza. “Ho fatto diventare la mia arte il mio linguaggio”. Nelle etichette si trovano rappresentazioni della vita quotidiana, legate alla vita rurale di un tempo, alla campagna, agli strumenti che scalfiscono la terra, ma anche agli animali che la popolano e la popolavano. Una scelta quella della Famiglia Moser che va a rappresentarne le proprie origini, ritrovandosi sui bozzetti di Paolo che ne fanno ripercorrere le radici legate alla terra. Un misto tra astratto e concreto con il filtro della rappresentazione di una realtà soggettiva dell’artista.

Gli assaggi cominciano con il Riesling Renano 2021, dal vigneto piantato a corpo da Francesco Moser nel 1991, tre anni dopo l’acquisizione di Maso Warth. Circa quattromilacinquecento bottiglie con uve pressate direttamente, fatte fermentare in acciaio e un affinamento nello stesso vaso vinario. Un giovanotto che si esprime al naso con sentori di albicocca, gelsomino, spezia, fiore di sambuco, un principio di idrocarburo, miele, che si ripresenta in bocca, dove entra con un’ottima acidità, sapidità, buona mineralità e persistenza. Un’annata definita “fresca, tardiva e molto positiva per i bianchi”, che sicuramente regalerà emozioni nel tempo, vista anche l’ottima acidità che ne fa presagire una buona potenzialità di invecchiamento.

Etichette nuove, ma anche vino nuovo proposto sul mercato è il Sauvignon Blanc, nella sua annata 2021 con uve che provengono sia da Cembra, cuore dell’azienda (essendo nata lì) sia dalla sua mente, il Maso Warth dove avvengono, ad oggi, tutti i processi di trasformazione. “Un connubio tra la dolomia e calcare del maso, dove è presente un vigneto a guyot e il porfido della Val di Cembra, dove la vigna è allevata a pergola, con sentori che rispettivamente riportano al fico nel primo caso e all’ortica nel secondo, grazie ad una maturazione maggiore a corpo, pur vendemmiando lo stesso giorno”. Poco meno di mezzo ettaro per produrre circa tremila bottiglie. Un vitigno che un tempo era presente in azienda, poi espiantato e ripiantato sei anni fa da Matteo, tenendolo semi-nascosto a Carlo, ma sponsorizzato dallo zio Francesco, amante di questo vitigno. Vino che affina in acciaio a parte una vasca in cui per un 15% della massa c’è stato un affinamento in legno (che sarà imbottigliata a luglio) dai sentori di tè verde, pesca, tiglio, note erbacee, di ortica, cetriolo per un gusto diretto, verticale, dalla buona acidità, minerale e abbastanza sapido, con una discreta lunghezza. Questo vino è il terzo vinificato, ma il primo imbottigliato, non essendo gli altri due ritenuti idonei.

La conclusione con il “RubroMaso Warth, a base di uve Teroldego 2018, con le uve provenienti dai vigneti delle colline di Sorni. Vino che affina due anni in legno di barrique e due anni di bottiglia, per una produzione di circa tremila bottiglie. Il Teroldego è sempre stato il vino prodotto in azienda, fin dal 1979, assieme al Müller Thurgau e allo Chardonnay, e si è voluto proporre un concetto di riserva per l’unica varietà che vanta due etichette nell’azienda Moser. Vino dai sentori di lampone, prugna, note terrose, ferrose, ematiche, di cuoio e spezia dolce, per una beva fresca, acidità, tannino delicato, mineralità, persistenza e ottimo bilanciamento con il generoso grado alcolico.

Una giornata per scoprire un nuovo volto della Famiglia Moser, produttrice, non solo di vino Metodo Classico Trento DOC, ma anche di vini bianchi e rossi senza bollicine, anche se Matteo Moser non ammetterà mai se preferisce produrre le bolle o i vini fermi.

Un ringraziamento speciale a tutti i protagonisti di questa giornata, in particolare alla Famiglia Moser, caratterizzata da grande passione, precisione e soprattutto umiltà.

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