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giovedì, 13 Giugno, 2024

Mulino dei Veraghi, un’oasi nei dintorni di Molina di Fumane (Verona)

Mulino dei Veraghi, una notte di relax tra le colline veronesi, a Molina di Fumane, dove, oltre ad un antico mulino, si trova una piccola produzione di vino

28-29 Ottobre 2023

Se avete bisogno di rilassarvi, in mezzo al silenzio della natura, sicuramente il Mulino dei Veraghi è la soluzione più adatta; un antico mulino immerso tra le colline veronesi, a pochi chilometri dal Lago di Garda, in località Molina di Fumane.

Ci troviamo a seicento metri d’altitudine in un luogo circondato dal silenzio del bosco e dal piacevole scroscio dell’acqua della sorgente adiacente, denominata Sorgente dei Veraghi. A fare gli onori di casa è Sara, che collabora con il titolare del progetto per la gestione ricettiva a cui è stato destinato i questi ultimi anni il mulino.
Il Mulino dei Veraghi è il primo di diciotto mulini presenti a Molina, dato in eredità dall’ultimo mugnaio, Massimino, ad Agostino, l’attuale titolare. Dal 2010 sono iniziati i lavori di recupero di una struttura ormai in stato di abbandono, riportando alla vita anche gli ingranaggi storici per la macina del grano, oltre all’edificio, che stava ormai crollando. Un lavoro di ripristino che ha voluto mantenere l’integrità storica del mulino, creando una nuova attività legata al mondo turistico-ricettivo.

Dall’opera di restauro si sono ricavate cinque camere: la Camera dei Veraghi, che prende il nome dalla famiglia dei Veraghi, originaria dalla località Verago; la Camera delle Farinelle, spazio che un tempo ospitava due sorelle mugnaie; la Camera del Mugnaio, stanza originale del mugnaio, con i mobili ed il letto di un tempo; la Camera delle macine, situata sopra alle macine ed infine la Camera della Ruota, con vista sulla ruota, ancora oggi attiva. Il mulino, infatti, vanta il pregio di essere l’unico ancora attivo, tra i diciotto citati, mantenendo la sua conformazione e tecnologia medioevale e svolgendo ancora oggi la sua funzione di macina per il grano.
Oltre alle camere, da quest’anno si è introdotta la formula del glamping, con una tenda e, visto il successo suscitato, dal 2024 le tende raddoppieranno.

Dopo la scoperta delle stanze e spazi comuni della struttura, un’altra piacevole sorpresa è la produzione del vino da parte di Agostino, con tre diverse etichette, ottenute dalle uve coltivate nei vicini vigneti.
Ovviamente non si possono non assaggiare, accogliendo l’invito di Sara ad una degustazione all’interno della sala dove avvengono anche le colazioni.
Cominciamo con lo SpumanteMolinello del Castelliere”, un Brut spumantizzato con Metodo Martinotti a base di un’uva autoctona che è la Trebbianella e due internazionali come Gewürztraminer e Riesling Renano. Le uve sono le stesse del vino bianco, assaggiato in seguito, vendemmiate anticipatamente e vinificate tutte assieme, poiché parte di un unico vigneto.
Al naso presenta note fruttate, di mela, un tocco di mentuccia, lavanda, sottofondo di confetto, per un palato fresco, delicato, una bolla fine, un pizzico di acidità, discreta mineralità e un sorso non troppo persistente.

Passando al bianco “Ardarì” 2021 troviamo un vino che prende il nome dall’appezzamento in cui vengono coltivate le uve, il quale offre al naso sentori di agrume, pompelmo, bergamotto, pesca bianca, un tocco di mentuccia e leggera zagara. In bocca è pieno, ma delicato, con una discreta sapidità, buona spalla acida e abbastanza persistente.

Concludiamo con la terza etichetta, “Vegrì” 2017, che, anche in questo caso prende il nome dall’appezzamento in cui si trovano le uve. Un blend di Negreta e Terodola, vinificate assieme ed affinate in solo acciaio che si presenta con note di mirtilli, prugna, sottobosco, spunto erbaceo e terroso, alloro inchiostro. In bocca una buona acidità, discreta sapidità, non troppo corpo, con un tannino leggero e un sorso abbastanza persistente.

In seguito al pernotto al Mulino dei Veraghi è stata organizzata una chiacchierata in differita con Agostino, per approfondire alcuni dettagli del suo progetto. Il tutto è nato dal vigneto, tra il 2006 e il 2007, quando papà Battista, spinto dal figlio, ha acquistato una vigna confinante con i suoi terreni, con la clausola che almeno uno dei figli doveva supportarlo nella conduzione. Visto che la sorella di Agostino non era interessata a questo settore, in prima persona iniziò a recuperare l’appezzamenti vitato, con lo scopo di dare una nuova identità alle varietà autoctone del posto, in fase di estinzione. L’appezzamento in questione è quello del Negrì, caratterizzato da terreni ripidi e dal substrato di terra scura, al cui interno erano piantate Negreta e Terodola. Un grande lavoro di manutenzione, ripristino delle vigne e costruzione di terrazzamenti, per agevolare le lavorazioni.

Nel frattempo Agostino ha cominciato a piantare la vigna anche in un altro appezzamento, “Ardarì”, caratterizzato da terreni magri, calcarei-marnosi, all’interno del quale hanno trovato spazio varietà autoctone come la Trebbianella e le internazionali Gewürtztraminer e Riesling Renano. Si è formata così l’attività vitivinicola, con due appezzamenti dislocati in poco più di un chilometro, con tanto di certificazione BIO, fino al 2023, a causa delle spese da sostenere, che non venivano giustificate, rinunciando così alla formalità del certificato. Il metodo di coltivazione della vigna non è però cambiato, lavorando in maniera il più sostenibile possibile, con trattamenti a base di rame e zolfo, senza presenza di chimica, tutto a mano e con concimazioni effettuate ogni cinque anni, viste le difficoltà dettate dalle pendenze. Fino all’anno scorso venivano lasciate libere le pecore, che, purtroppo, hanno avuto la peggio contro i, sempre più presenti, lupi.

I vigneti non si vedono nemmeno, da quanto sono inserite nel contesto ambientale”.

Il primo vino prodotto è stato il bianco “Ardarì”, un nome che proviene da “ardaro”, in dialetto argine, poiché per coltivare queste terre era necessario creare dei piccoli argini di contenimento, così da rendere meno difficili le varie operazioni. Un aneddoto è che nelle osterie di Molina un tempo veniva chiesto “un goto dei Ardari”, sinonimo di un bicchiere di vino di qualità.

Le vinificazioni sono effettuate all’interno di una piccola e minimale cantina al centro di Molina, cercando non utilizzare lieviti nel vino rosso, mentre la fermentazione del bianco viene aiutata da lieviti selezionati neutri.  Tutti i processi avvengono in acciaio; mentre per il Metodo Martinotti ci si appoggia ad una cantina terza, specializzata in spumantizzazioni.

Il “progetto delle uve” è stato solo il punto di partenza, poiché non si produce solo vino, ma anche olio, confetture, succhi, sciroppo di sambuco. “Così è nata l’azienda agricola”.

Tornando al weekend di fine ottobre, anche la mattina ha un risveglio speciale, con tanto di visita al mulino, dopo una ricca e casalinga colazione, con prodotti dell’azienda agricola, come succhi e confetture. Il Mulino dei Veraghi, che si stima essere un’opera antecedente al 1600, è ancora oggi funzionante, e si aziona tirando una fune che viene legata ad una trave nella parte più alta della struttura. Il suo nome è stato attribuito perché i mugnai che vi lavoravano provenivano dalla contrada dei Veraghi, poco distante da lì. Questi, nei primi tempi, durante la settimana dormivano all’interno dell’abitazione di fianco alla sala della macina, per poi costruire abitazioni più stanziali, diventate oggi le camere del bed and breakfast.

Tutti i suoi componenti sono originali, così da produrre anche nei nostri giorni la farina per la polenta, come un tempo. Vicino alla macina si trovano anche altri oggetti e utensili dell’epoca, come uno strumento per sgranare le pannocchie, la mola per affilare i coltelli, in una sorta di piccolo museo. Se si fa attenzione si può notare, nella sala oggi adibita alle colazioni un piccolo buco, poiché i mugnai un tempo inserivano direttamente il grano dall’alto, anche mentre mangiavano o rimanevano semplicemente al caldo, così da mantenere sempre attiva la produzione.

Uno sguardo anche alla parte esterna, dove si trova la sorgente che dava vita all’attività di tutti e gli altri diciassette mulini, aprendo una piccola diga che permetteva lo scorrimento del flusso d’acqua verso valle.

Nella speranza di provare presto le tende, magari in una giornata più soleggiata e condividendo un calice con Agostino, un ringraziamento a Sara e a tutto il contesto del Mulino dei Veraghi per le sue proprietà rilassanti.

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