Ventoso pomeriggio con Silvia sul suo Roccolo di Monticelli, Colognola ai Colli (Verona)

Il Roccolo di Monticelli, assieme alla futura mamma Silvia, tra i vigneti racchiusi in un Clos che si estende sopra ad un’antica villa

03 Dicembre 2022

Il Roccolo di MonticelliIn via Monticelli si trova il cuore pulsante dell’azienda Il Roccolo di Monticelli, capitanata da Silvia, che mi accompagna, assieme al suo pancione, alla scoperta della sua realtà. Il nome è facilmente deducibile, composto da quello della via e dal Roccolo situato nel mezzo della proprietà; torretta che un tempo fungeva da base e punto di ristoro per i cacciatori che principalmente andavano a caccia di uccelli.

Il Roccolo di MonticelliCi troviamo in un clos di quattro ettari circondato da mura, poiché un tempo questa era la proprietà di un conte, il quale viveva nella villa sottostante, abbandonata negli anni dopo la rovina del nobile (che negli ultimi anni della sua vita ha vissuto all’interno del Roccolo). Dei quattro ettari tre sono vitati, mentre nell’altro si trovano principalmente ulivi e i vari punti di passaggio, oltre ad una struttura nata come ricovero attrezzi, che verrà sostituita da una cantina scavata in mezzo alla collina.

Il Roccolo di MonticelliLa proprietà è stata acquistata dal nonno materno Ovidio nel 2010, con lo scopo di fare un investimento, occupandosi nella vita di tutt’altro settore. Silvia ha iniziato ad appassionarsi di agricoltura fin dall’adolescenza, anche grazie al nonno paterno Mario che possedeva alcuni campi di frutta e verdura, tanto che voleva studiare queste materie anche alle scuole superiori, cosa impedita dai genitori, che però ha trovato spazio nel periodo universitario, laureandosi in Scienze e Tecnologie Agrarie a Padova. Una passione che era alimentata anche dallo zio Maurizio, che ha da sempre lavorato nella ristorazione e le ha fatto scoprire il mondo dei buoni vini, portandola a fiere e manifestazioni di settore.

Il Roccolo di MonticelliI terreni acquistati non erano mai stati lavorati con lo scopo di fare vino, ma erano dati in gestione per conferire le uve. La famiglia sperava in realtà che questi potessero diventare edificabili e costruire alcune abitazioni, cosa che (per fortuna) non è successa. Dal 2015 la giovane neolaureata Silvia si è addentrata alla scoperta della gestione delle vigne, con le prime potature e sovesci, abbinando anche alcune esperienze parallele in aziende terze, per capire come poter arrivare a trasformare le uve. Il 2016 è stato l’anno in cui si è imbottigliato il primo vino, circa quattromila bottiglie tra Monticelli Bianco e Cinciallegra.

Il Roccolo di MonticelliRitornando ad approfondire l’appezzamento vitato in cui ci troviamo, si possono trovare vecchie vigne di varietà a bacca bianca, tra i sessanta e gli ottant’anni di età (mai irrigate ne concimate), cosa rara in queste terre poiché, da quando hanno allargato la zona di produzione del Valpolicella, molti viticoltori hanno puntato sulle più remunerative varietà a bacca rossa. Garganega e Trebbiano la fanno da padrone, con qualche pianta di Corvina e Rondinella che spunta, principalmente nelle zone dal terreno più magro. Nel 2017 è stata piantata una nuova vigna, che ha sostituito un’area dedicata ai seminativi, con le tipiche varietà a bacca rossa, quali: Corvina, Corvinone, Molinara, Rondinella, Oseleta. I terreni di questa collina sono calcarei, rocciosi, con uno strato di terra che oscilla di media dai cinque ai quindici centimetri.

Oltre a questo appezzamento Il Roccolo di Monticelli possiede un altro ettaro a Lavagno, zona di sovrapposizione tra Soave e Valpolicella, nella quale ci sono tutte vigne di varietà a bacca rossa: Corvina, Corvinone, Rondinella. In questa zona il substrato è composto principalmente da calcare.

Il Roccolo di MonticelliPasseggiando in vigna si possono incontrare, oltre alle arnie per le api, anche tre caprette: Lenticchia, Sessi, Annina e due pecorelle: Samantha e Benedetta. L’idea di Silvia è quella, con il passare degli anni, di diversificare il più possibile l’azienda, sia con l’introduzione di nuovi animali, sia con il mantenimento e l’introduzione di alberi da frutto (mandorli, noci, ulivi, ciliegi…), che oggi vengono rappresentati principalmente dai meli (in un altro appezzamento), da cui si sta cominciando la produzione di succo di mela e di sidro. Il Roccolo di MonticelliNonno Ovidio ha investito anche su un appezzamento adiacente al Lago di Garda, nel quale vent’anni fa sono stati piantati centocinquanta ulivi, ad integrare le cinquanta piante più antiche, permettendo così la produzione di olio.

Il Roccolo di MonticelliApprofondendo i trattamenti la filosofia de Il Roccolo di Monticelli abbraccia una politica a bassissimo impatto di rame e zolfo, integrati e sostituiti con tisane, estratti di ortica, equiseto o il preparato organico fladen per il terreno. Terreno inerbito e mai mosso che viene arricchito con il compost, prodotto con residui vegetali, vinacce, letame. Lo sfalcio dell’erba avviene di media due volte all’anno, in primavera, dopo il lavoro delle api che producono il miele e prima della vendemmia, anche se nel 2022 non è stato necessario vista l’annata estremamente siccitosa. Il lavoro di campagna, in attesa della nascitura, è un po’ da riprogrammare, ma a supporto di Silvia c’è il compagno Kisha, che si occupa di una parte di lavorazioni, per lo più alla guida dei mezzi agricoli.

Nel prossimo futuro, come anticipato, è in programma la costruzione della nuova cantina, oltre alla volontà di trovare qualche nuovo appezzamento vitato e, ad oggi, dopo una prima fase di transizione in una cantinetta di un’amica, le vinificazioni vengono effettuate presso una cantina terza a Sommacampagna. Per approfondire le circa venticinque mila bottiglie prodotte ci rechiamo nella cantinetta in cui sono state fatte le prime prove e vinificazioni, dove sorge una sala degustazioni, che riporta la mente indietro con gli anni. Il Roccolo di Monticelli lavora con fermentazioni spontanee, solforosa solo se necessaria in fase di imbottigliamento ed affinamenti che si dividono tra acciaio (anche se nella nuova cantina si punterà sul cemento) e bottiglia, poiché un solo vino fa un passaggio in botte grande.

Il Roccolo di Monticelli produce etichette che si dividono in “Cinciallegra” a base di Trebbiano e Garganega coltivate nei terreni meno esposti e più pianeggianti, vino che viene fatto rifermentare dopo un anno di affinamento in acciaio, con il mosto congelato della vendemmia più recente; “Monticelli Bianco”, sempre a base delle stesse uve, con una prevalenza di Garganega, le quali restano a contatto un mese circa, un affinamento fino a giugno dell’anno successivo per poi essere imbottigliato. Nelle annate in cui è possibile, si produce dai grappoli più esposti e spargoli delle due uve, che vengono lasciati in pianta per due settimane in più e con una macerazione di media di sei mesi, il “Di Rado”; oggi prodotto nelle annate 2019 e 2021. L’anfora viene usata per Obelix, a base di uve a bacca bianca che restano due o tre giorni a contatto e anche in questo caso affinamento fino a giugno del successivo anno. Un rosato “Molina Rosa”, a base di Molinara, prodotto da una macerazione carbonica di queste uve, di cui il 20% viene lavorato con raspo. Negli anni scorsi veniva rifermentato, ma dal 2021 si produce in versione rosato fermo. Infine due rossi: “Monticelli Rosso”, dalle vigne giovani di Corvina, Corvinone, Molinara, Rondinella, Oseleta, affinato fino a fine anno della stessa vendemmia, quando diventa già di piacevole beva. Il Roccolo di MonticelliLa sua “Riserva” viene prodotta con le varietà Corvina, Corvinone e Rondinella, provenienti da vecchie vigne. In questo caso l’affinamento è di un anno in botte grande da venticinque ettolitri e un anno in bottiglia.

Non ci resta che passare agli assaggi cominciando con la “Molina Rosa”, vino che si esprime al naso con piccoli frutti rossi, lampone, fragoline, ribes, ma anche petali di rosa per un sorso fresco e di beva, dalla discreta mineralità, leggero tannino, buona acidità e discreta persistenza. La Molinara è un’uva poco soggetta a malattie in campagna ed è piacevole da vinificare in cantina.

Il Roccolo di MonticelliPassiamo al “Di Rado” 2019 Il Roccolo di Monticelli, con i suoi sentori di macchia mediterranea, frutta disidratata, agrume candito, bergamotto, miele, piante aromatiche come il timo, bastone di liquirizia, leggermente speziato. Abbastanza morbido ed equilibrato in bocca, con note di miele che ritornato al palato, minerale, leggermente tannico e abbastanza lungo. Un vino nato un po’ per caso, da una vasca da venti ettolitri che avrebbe dovuto essere parte del Monticelli Bianco, che però, vista la sua unicità e piacevolezza, si è deciso di lasciare sulle bucce per un lungo periodo, senza mai rotture di cappello, imbottigliandolo così com’era, nella sua essenza.

Il Roccolo di MonticelliUna conclusione insolita da quelle che ti aspetti in cantina, con un succo di mele delle varietà Granny Smith e Gala in attesa di assaggiare i tre sidri che ci sono in previsione per il prossimo anno, prodotti con il supporto e i consigli di un amico e collega emiliano. In anteprima possiamo dire che uno sarà a base di mela al 100%, un secondo addizionato del mosto del Monticelli Rosso e un terzo in infusione con alcune erbe aromatiche e rifermentato con il miele.

Il Roccolo di MonticelliUn cin cin finale analcolico viste anche le cause di forza maggiore e un caro augurio a Silvia per il suo percorso di mamma vignaiola, con maglietta numero 209!

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