Due chiacchiere con Helmuth Köcher a tema Merano Wine Festival 2021, un successo simbolo della ripresa delle manifestazioni post-pandemia
Trentesimo compleanno per il Merano Wine Festival dal tema “Le ali della bellezza”, una bellezza data dalla location, dai produttori, dai vini e dalla grandiosa organizzazione, non senza difficoltà di questi tempi.
Chiacchierata con il suo fondatore Helmuth Köcher che porta a riflettere sul sollievo che ha donato il successo di una manifestazione, la quale ha visto saltare l’annata 2020 a causa della pandemia che ha invaso il mondo.
Un periodo di sofferenza con un risvolto positivo, che ha permesso di riflettere e meditare per trovare come risultato la consacrazione della buona riuscita della trentesima edizione del Merano Wine Festival.
Un evento che ha mantenuto la sua identità e la sua essenza anche se ci sono stati alcuni aggiustamenti, che, con il senno di poi, si può dire che sono stati azzeccati pienamente.
Le prenotazioni partite in sordina, hanno avuto un’esplosione nelle due settimane antecedenti, con il risultato del tutto esaurito per gli ingressi all’evento e per le strutture ricettive del posto.
Un flusso di persone gestito e contingentato secondo le norme di sicurezza imposte dal virus, con un affollamento degli stand inferiore agli anni precedenti, facendo così riconquistare spazio e tempo sia ai produttori sia ai visitatori.
Una delle novità, precedentemente citate, è stata quella di inserire delle sedie davanti ai banchetti espositivi, per permettere ad entrambe le parti di godere e far godere il momento dell’assaggio, con l’ascolto di una spiegazione più esaustiva dell’azienda, contestualizzando e andando oltre al calice o l’etichetta.

Un clima sereno, dove lo stress è venuto meno, feedback arrivato anche dai vicini ristoratori e baristi che hanno voluto sottolineare questo aspetto di “afflusso rilassato e gioioso”.
Il messaggio che il Merano Wine Festival ha voluto trasmettere è stato proprio questo, stare insieme, in un clima di gioia e sicurezza, per poter festeggiare condividendo qualche calice di vino.
Un antidoto al covid è stata proprio la convivialità, riportando Helmuth indietro al passato, facendolo ritornare ai primi eventi che ha organizzato, spezzando quel concept consolidato e il modello molto simile applicato nelle ultime edizioni.
Un’autoanalisi che sottolinea anche qualche neo nell’organizzazione, come il padiglione della biodinamica e vini biologici, che pur comunicato, ha trovato un afflusso inferiore rispetto al cuore pulsante del Kurhaus.
Inoltre, lo spazio dedicato agli spirits non ha avuto il giusto lustro, ma queste sono tutte annotazioni che possono essere prese in considerazione per migliorare il prossimo anno, in una chiave organizzativa diversa, più consapevole anche degli aspetti negativi.

Questo spunto apre una riflessione sulla comunicazione, tema che ci ha avvicinati durante il lockdown, anche grazie ai social, arma fondamentale per la buona riuscita degli eventi. “Il Merano Wine Festival dovrà essere sempre più un mix tra analogico e digitale, l’evento in sé rappresenta un 30% del lavoro, mentre un 70% è il contorno comunicativo”.
Questo concetto deve essere trasmesso anche ai produttori, l’importanza di comunicare la propria azienda è estremamente importante per potersi ricavare uno spazio nel mondo del vino, dove, solo in Italia, si parla di un milione di etichette.
Comunicazione che deve essere a tutto tondo, dalla zona di produzione, al terroir, alle vinificazioni e tutto ciò che sta oltre alla bottiglia e all’etichetta; un tutt’uno fatto non solo di premi e di autoelogi per averli ottenuti. Un progetto che vuole coinvolgere e comunicare le aziende è il Wine Hunter Hub, dove si va oltre alla manifestazione e si vuole dare visibilità ai produttori e alle cantine, anche grazie all’aiuto di questo strumento prezioso che sono i social. Ormai quando si va nei locali o ristoranti si fa una ricerca principalmente sui vari social, di quali sono e come sono posizionate le bottiglie e le aziende, per scegliere cosa consumare.

Lavorare su queste piattaforme è anche poter costruire un’immagine che viene condivisa dai testimonial che credono in un progetto ed obiettivo comune. Quest’anno sono stati coinvolti diversi media partner, con sfaccettature più o meno simili, i quali hanno potuto essere i promotori del Merano Wine Festival, degli ambasciatori che verranno sempre più resi partecipi dell’iniziativa, per non limitarsi ai cinque giorni di evento.
Per il futuro più prossimo verranno valorizzati sempre di più i territori e le filosofie delle aziende partecipanti, con uno sguardo al concetto di sostenibilità e cambiamento climatico, all’interno del quale i vigneti di Pinot Nero si spostano sempre più su e i Piwi cominciano a far parlare di loro.
Se durante il focus di quest’anno sulla Georgia è emersa la tranquillità di questa popolazione davanti ai cambiamenti del clima, con le cinquecentoventicinque varietà che saranno pronte ad adattarsi, noi qualche domanda in più ce la stiamo ponendo, ormai da qualche tempo.
Nelle battute finali emerge l’impegno di Helmuth Köcher nel dare informazioni, veicolo per la formazione, concentrandosi principalmente sul tema della sostenibilità reale, sinonimo di onestà verso il consumatore finale.
Sarà sempre più presente questo tema nelle prossime edizioni del Merano Wine Festival.
Ci vedremo li tra un anno, ma, a parte i dieci giorni di stacco di Helmuth per un po’ di relax, si comincerà ben presto a lavorare alla trentunesima edizione!


