In compagnia di Matej, per scoprire Vina Koglot a Vrtojba (Slovenia)

Vina Koglot, una nuova realtà famigliare in località Vrtojba, a pochi passi dal confine di Stato tra Italia e Slovenia, capitanata da Matej

09 Novembre 2024

Siamo a Vrtojba, a poche centinaia di metri dal centro di Nova Gorica e dal confine con l’Italia, dove comincia (o finisce, a seconda della direzione di provenienza), la Valle della Vipava e dove si trova la piccola azienda Vina Koglot.
In compagnia di Matej, andiamo a scoprire la storia di questo luogo, che sembra essersi fermato agli anni del dopoguerra, mantenendo una conformazione rurale. Qui trovava sede la casa della nonna Nives, mancata pochi anni fa e tutto è rimasto a quei giorni, con una grande casa padronale, le stalle adiacenti, alcune abitate da qualche maiale, i ricoveri attrezzi, garage e cantina.

Il vino e l’agricoltura sono sempre stati di casa all’interno della famiglia di Matej, che, circa cinque anni fa, ha voluto creare qualcosa di più moderno e più strutturato della sola coltivazione delle uve e trasformazione per l’uso personale o la vendita dello sfuso. La sua idea è partita anche da una solida base territoriale, che ha visto una vocazione storica nella viticoltura fin dal diciottesimo secolo, precisamente nel 1787 quando alcuni vecchi mappali testimoniano che uno dei primi Cru al mondo è stato individuato proprio tra le terre di Vrtojba. In un censimento redatto da Maria Teresa d’Austria possiamo trovare, secondo una classificazione da uno a nove, il territorio di Vrtojba nella terza e quarta colonna dei territori più vocati dell’epoca (come Vrtojba Vignali e semplicemente Vrtojba).

La viticoltura si era quasi estinta a causa della Seconda guerra mondiale, che ha distrutto, oltre alle abitazioni, anche le campagne, ricominciando le coltivazioni subito dopo questo periodo, anche se c’è stata un’ulteriore battuta d’arresto con il secondo conflitto. Dalla fine della guerra il territorio ha visto una rinascita dal punto di vista agricolo, puntando sia sui vigneti, ma soprattutto su frutta e verdura, che venivano utilizzate per uso domestico, ma anche commercializzate nella vicina Gorizia.

La famiglia Koglot è sempre stata una delle protagoniste principali di queste attività, insediatasi da più di centocinquant’anni nel territorio. Essendo questa zona una provincia francese attorno al 1870, la provenienza di questo cognome è probabilmente associata ad un soldato d’oltre Alpe. A testimoniare il dominio francese la sepoltura di Carlo X di Francia nel monastero di Castagnevizza, a Nova Gorica, morto a causa del colera.
È curioso che nei tremila abitanti del paese ci siano ottantacinque cognomi Koglot.

Prima di passare alla storia più recente dell’azienda, un altro tuffo nel passato, all’interno della prima stanza che esploriamo, dove è situato un vecchio impianto di distillazione, datato 1900. Questo è stato costruito da Eugenio Grion a Gorizia ed è stato utilizzato per diverse fiere ed esibizioni, fino all’acquisto da parte del bisnonno di Matej, Ivan Koglot, nel 1926 per produrre la propria grappa. Un impianto che è stato rinnovato e restaurato, acquistando i pezzi usurati o facendoli costruire ex-novo (come, per esempio, alcuni particolari bulloni unici nel proprio genere ed introvabili sul mercato), per ricominciare la produzione di distillati come Grappa, Brandy, Gin.

Venendo ai giorni nostri, troviamo un’azienda che conta un paio di ettari vitati, che si estendono in due aree più vicine all’azienda, in cui troviamo Pinot Nero, Malvasia, Chardonnay, Sauvignon, Merlot, mentre una terza area, vicina al cimitero goriziano, in cui sono presenti Sauvignon e Chardonnay. Una delle caratteristiche di questa zona è il passaggio del fiume Vrtojbica, che ha più le sembianze di un torrente, il quale ha lasciato nelle sue vicinanze un terreno prevalentemente ghiaioso. In sloveno la ghiaia si traduce con la parola “Glerjia”, talvolta utilizzata con accezione negativa, trasformata dal produttore in “Glerja”, eliminando una “i”, quasi ironicamente.

Koglot sta affrontando il processo di conversione al Biologico, pur non essendo mai stati avvezzi alla chimica e lavorando con solo rame e zolfo, in maniera meccanica e manuale, osservando l’andamento della vigna, per entrarvi quando necessario. Il settore vitivinicolo è ancora un hobby per Matej, che si occupa di tutt’altro nella vita, essendo prima di tutto un ingegnere meccanico, e pertanto, il tempo dedicato a tale passione è quello serale o dei fine settimana.

Per quanto riguarda le vinificazioni, sono stati creati nuovi spazi, recuperando alcune strutture già presenti in azienda, come la stalla e il garage, dove vi hanno preso posto, rispettivamente le vasche in acciaio e la sala delle botti di affinamento, con tanto di spazio per le degustazioni. Quasi tutti i vini, tranne il rosé e le basi per i Metodo Classico, effettuano un passaggio in legno, che tendenzialmente è da mille litri, cercando di limitare sempre di più l’utilizzo delle barrique. La prima parte delle fermentazioni avviene in acciaio, per poi concluderla in legno, dove si effettua un conseguente affinamento almeno di alcuni mesi, per micro ossigenare i vini. Il legno grande è tutto di acacia, come da tradizione, mentre le barrique sono di rovere francese e sloveno, ma, come anticipato, si sta pensando di pensionarle. Al loro posto, principalmente per i vini bianchi, sono in arrivo delle uova in cemento, così da avere uno scambio simile con l’ambiente esterno, senza alcuna cessione da parte dei sentori del legno.
C’è da sottolineare che si cerca di utilizzare agenti come il freddo, per preservare l’utilizzo di chimica, mentre, per quanto riguarda il processo fermentativo, Matej ammette che è in fase di transizione, usando oggi lieviti selezionati, ma la tendenza è quella di lavorare su fermentazioni spontanee o pied de cuve. Questo sarà un aspetto su cui si vuole concentrare, tralasciato a causa della mancanza di tempo e delle vendemmie sempre più anticipate ed incombenti.

Le bottiglie prodotte si attestano sulle cinquemila per anno, vestite da una nuova etichetta che vede l’iniziale del cognome Koglot come protagonista, non avendo abbandonato la via dello sfuso, che resta comunque uno dei protagonisti della produzione aziendale.
Troviamo una Malvasia e un Pinot Nero Metodo Classico; un rosè a base di Merlot; la Malvasia61” (denominata in questo modo per sottolineare l’altezza del terreno dove è piantata); uno Chardonnay; Sauvignon; MalvasiaGlerja”; Merlot e Marselan. A completare la gamma dei vini, anche alcuni distillati di vino e due Vermouth.

Seduti nella sala degustazioni, cominciamo gli assaggi proprio dal Metodo Classico Pas Dosè a base Malvasia, “Glerja Zero”, un 2022 affinato sui lieviti per circa dodici mesi prima della sua sboccatura e colmato con lo stesso vino, così da anticipare l’idea di freschezza e verticalità che si trovano al naso e al palato. Vino dai sentori di mela, pompelmo, limone, erbe aromatiche, timo, salvia, note mentolate, sottofondo di confetto e un pizzico di pepe bianco. In bocca è dritto, verticale, spicca l’acidità, con una buona sapidità e mineralità, bolla pungente e moderata persistenza.

Passiamo alla Malvasia61” annata 2023 che conclude la sua fermentazione in legno grande, dove affina dai tre ai cinque mesi. Al naso si esprime con note fresche, di erbe aromatiche, origano, un tocco di agrume maturo, un leggero ananas, uno spunto speziato, con sottofondo mentolato e un tocco di anice. Il sorso presenta una discreta acidità, abbastanza sapido e minerale, con una buona freschezza, beva e discreta persistenza.

Ci concentriamo sulla Malvasia, con la sorella maggiore macerata per quattordici giorni in acciaio, per poi essere trasferita per il 70% in legno grande e per il 30% in barrique. Annata 2022 che si presenta con sentori di agrume più intenso, cedro, limone candito, melone, una leggera macchia mediterranea, tocco iodato, origano, noce moscata e uno spunto di pepe. In bocca entra più pieno, con una buona sapidità, abbastanza minerale, sempre mantenendo una buona beva e freschezza, con discreta spalla acida e maggiore persistenza.

Concludiamo gli assaggi con il rosso di spirito internazionale Marselan, varietà consentita dal 2020, caratterizzata dai suoi grappoli molto grandi e acini piccoli, ricchi di succo e dalla buccia molto spessa.
Un 2023 che affina in barrique per circa un anno e si presenta al naso con note di mora, mirtillo, frutti di bosco, ma anche inchiostro, polvere da sparo, alloro, un tocco pepato e un finale di sottobosco. In bocca entra con una buona freschezza, ma anche discreto corpo, spalla acida, discreta sapidità, abbastanza minerale, con un tannino delicato e buona persistenza; sicuramente da riassaggiare dopo un ulteriore riposo in bottiglia.

Una scoperta a pochi passi dall’Italia grazie a Matej e alla sua Vina Koglot, di cui sicuramente sentiremo parlare nel prossimo futuro. Intanto per lui maglietta numero 365.

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