Serata alla scoperta di Indigeno, un wine bar e ristorante fondato da Eleonora e Filippo, nel cuore di Treviso
Ci troviamo all’interno delle mura della città di Treviso per incontrare Filippo, titolare di Indigeno, enoteca e cucina e scoprire la sua storia e quella di questo locale che non passa inosservato, soprattutto per le vetrine ricche di prestigiose bottiglie di vino che catturano l’occhio dei passanti.
Ci sediamo in uno dei tavolini esterni, sulla riva di uno dei rami del Fiume Sile, che tagliuzzano la cittadina e da subito ci addentriamo nel passato del titolare, il quale, originario di Venezia, nei primi anni della sua carriera ha lavorato nel mondo delle discoteche e degli eventi per poi conoscere Eleonora. Eleonora, figlia di un importante agente di commercio del vino, ha avuto la proposta dal padre di prendere in mano l’attività. Così i due si sono imbarcati assieme nel progetto, dando vita alla You-Blue Rappresentanze, attiva nelle province di Venezia, Treviso, Vicenza e Belluno.
Oltre ad aver ereditato il portafoglio di aziende già distribuite, sono stati aggiunti anche altri mandati, che rappresentavano i gusti di Filippo ed Eleonora, iniziando un grande percorso di ricerca e affinamento del palato, trasformato nella matura conoscenza che possiamo trovare oggi in Indigeno.
Ad inizio 2020 era stata individuata un’enoteca nel centro di Montebelluna da acquistare, avendo già creato il business plan e programmato il rogito il giorno 6 marzo 2020. Rogito rinviato al lunedì della settimana successiva, a causa di un problema fisico del loro commercialista. Come tutti sappiamo quel giorno è stato il giorno dell’inizio delle ferree restrizioni a causa del Covid.
Dopo i vari momenti di chiusura e riapertura, nel 2023, con la voglia di bere un aperitivo a Treviso e il conseguente posteggio nella piazzetta adiacente a dove ci troviamo oggi (parcheggio mai utilizzato prima) si è notato un locale chiuso, le cui vetrate erano coperte dai classici giornali di carta.
È stato amore a prima vista per questa struttura e per la sua posizione e, dopo aver fatto la proposta di acquisto, i due sono subentrati ad una precedente gestione, precisamente il diciannove luglio 2023.
Il nome è stato il frutto della passione per una certa modalità di produzione di vino, con fermentazioni avviate da lieviti indigeni; pertanto, il termine che potesse rappresentarne la filosofia è stato fisiologicamente identificato proprio con Indigeno.
Piccola curiosità, solo per i primi otto mesi sono stati inseriti in menù gli spritz, per poi prendere una drastica decisione di eliminarli dalla proposta, concentrandosi sul vino, ma anche su alternative quali Americano, Negroni, sempre ottenuti con prodotti ricercati e selezionati.
Una scelta che, in prima battuta, ha sortito critiche e commenti non troppo positivi, ma, lavorando con costanza e fermezza nelle proprie idee, si è portato un concetto di mescita di nicchia, in soli due anni di attività.
Oggi, presso Indigeno si possono trovare dalle cinquecento alle quasi mille referenze, in base al periodo dell’anno, di vini che vengono definiti “buoni”, non necessariamente privi di un pizzico di solforosa o frutto di solo fermentazioni spontanee, ma sicuramente equilibrati e di piacevole beva. La filosofia del locale è quella di proporre bottiglie che incontrano il gusto del cliente finale, sia spingendosi talvolta un po’ oltre, o rimanendo più tradizionali, senza però sfociare in cliché troppo classici o abusati.
Per scelta non è presente una carta dei vini, né tangibile né digitale, questo per stabilire un contatto più profondo con il cliente finale, soddisfano principalmente due tipologie di richieste: quella del cliente che chiede un determinato produttore e vuole andare colpo sicuro o quella del cliente che chiede una bottiglia con determinate caratteristiche e budget. Questa è decisamente quella più soddisfacente per Filippo e per il suo team, che solitamente propone al tavolo tre o quattro bottiglie di diverse aree, target e in scala di prezzo, così da far scegliere quella più gradita, condendo il tutto con la spiegazione delle varie etichette.
La proposta è un po’ più sbilanciata sui vini rossi, più che nei bianchi, con un’ampiezza maggiore di bottiglie e un numero più elevato di etichette importanti. Questo è il risultato dell’esperienza di Filippo che ha avuto la possibilità di imparare, nel corso degli anni, da grandi conoscitori di Champagne, Borgogna, ma anche delle più rinomate zone d’Italia, con una particolare simpatia per i vini piemontesi.
Per quanto riguarda il menù, possiamo trovare un riassunto delle esperienze e dei viaggi di Filippo ed Eleonora, che hanno voluto riprendere e rielaborare alcuni piatti incontrati durante il loro percorso e i loro viaggi. Sono presenti dei piatti signature come i tortellini in crema di parmigiano, la tartare di manzo alla francese, il vitello tonnato. Vitello tonnato la cui ricetta è stata ereditata dal nonno di Eleonora, Luigi, piatto tipico delle feste natalizie o delle domeniche in famiglia. Un altro must del nonno era il tiramisù, composto da lui con i savoiardi, biscotti non amati da Eleonora, creando per lei una versione con i biscotti secchi, con cui ancora oggi si propone il tiramisù di Indigeno.
Una cucina che non vuole essere ostentata e mira alla tradizione, con piatti creati basati su materie prime selezionate, i quali possono variare con la stagionalità. Proprio per questo il menù viene spiegato di volta in volta e non sempre sono disponibili tutti i piatti così come sono scritti.
Prima dei saluti uno sguardo al futuro, dove è previsto un piccolo intervento di ristrutturazione, con la predisposizione di un tavolo che possa accogliere tra le dieci e le dodici persone, di fianco al bancone, ma anche la previsione di alcune serate di degustazione e di eventi a quattro mani, visto l’impegno di Filippo a creare rete e sinergie con locali del Bel Paese che possano essere affini ad Indigeno.
Dopo una lunga chiacchierata abbiamo deliziato il nostro palato con due Baciate, una sorta di panini gourmet, rispettivamente a base di tacchino al forno (Gramma’s turkey special) e Pastrami di black angus (NYC). Anche se questi sarebbero stati sufficienti a saziare la nostra fame non abbiamo resistito ad assaggiare la tartare alla Francese e delle Ribs, servite entrambe con piccole patate al forno.
Ad accompagnare il tutto un salto in Spagna con il vino tinto “Vindemiatrix”, blend di uve Dona Blanca, Mencia, Palomino, dell’azienda La Senda.
Un ringraziamento a Filippo ed al suo staff sicuri di incontrarci a stretto giro per un nuovo calice e, magari, sinergia! 


