Assieme a Franco Tramarin di Agripsy, una piccola azienda che trova ospitalità nella Cantina Trevisan, di Motta di Livenza
26 Ottobre 2021
Siamo nelle terre del Piave e precisamente nella campagna poco distante dal centro di Motta di Livenza, all’interno della Cantina Trevisan, dove, ad oggi, trovano ospitalità i processi di vinificazione ed affinamento del progetto Agripsy di Franco Tramarin.
Una piccola azienda con alle spalle una storia semplice che si è concretizzata a partire in forma embrionale nel 2010 quando Franco è andato in pensione, dopo una lunga carriera di psicologo presso l’Asl di Monza.
Il richiamo delle sue origini padovane e quelle della moglie friulana, precisamente di Chions, ha fatto si che Franco comprasse alcuni terreni a Meduna di Livenza, uno degli ultimi comuni che segna il confine tra le due regioni natali della coppia.
Una passione, quella per la viticoltura e l’agricoltura, che c’è sempre stata nella sua vita e ha sempre più preso forma viaggiando, scoprendo e osservando quello che facevano contadini e vignaioli.
Oggi Agrypsi, nome che inequivocabilmente vuole richiamare un blend tra agricoltura e psicologia, trova tre ettari di proprietà, di cui poco meno di due sono vitati, mentre nel restante ettaro abbondante troviamo per lo più mais, orto e un piccolo noccioleto.
La varietà principale allevata è la Malvasia e dall’annata 2018 è stata iniziata la sua vinificazione, con l’aiuto dell’enologo Daniele Rigo, giovane consulente che supporta piccole realtà vitivinicole (già incontrato, preceduto dalla sua fama, nell’azienda Terre Grosse).
Le lavorazioni dei terreni, caratterizzati da argilla e pochissimo scheletro, vengono portate avanti in autonomia, con il supporto di terzisti, quando è necessario, non avendo tutta l’attrezzatura per coprire ogni processo utile a favorire il ciclo vitale delle vigne.
In vigna, dove Franco tiene a dire di essere costantemente presente, si adotta un sistema di lotta integrata, puntando nel prossimo futuro a ridurre ancora di più i trattamenti, adoperando quelli consentiti dal biologico, pur non essendo interessato alle certificazioni. Non vengono utilizzati glifosati e concimi, questi ultimi, se necessari, sono tutti naturali; si utilizza l’ozono, miscelato con l’acqua, come anti-fungineo, il quale dopo un’ora si trasforma in ossigeno e non danneggia la vite.
La produzione delle poche bottiglie di vino viene ospitata dalla Cantina Trevisan, nella quale ci siamo incontrati, e lo scopo è quello di vinificare “riducendo al minimo le addiction”. Le rese sono molto basse, nel 2021, per esempio, da mezzo ettaro sono stati raccolti trentasei quintali d’uva. Uva che viene diraspata e lasciata fermentare, tramite pied de cuve, a contatto con le bucce alcuni giorni; dopo la pigiatura gli affinamenti posso essere effettuati sia in acciaio sia in cemento o con l’utilizzo di un’anfora, introdotta lo scorso anno. Prima di andare in bottiglia, almeno un anno dopo la vendemmia, si lasciano stabilizzare, senza alcuna filtrazione o chiarifica e fermentazione malolattica portata a termine.
L’etichetta prodotta da Agripsy è solo una, a base di Malvasia, che viene messa in bottiglia dal 2018, anno in cui si sono prodotte solo sessanta bottiglie, da uve che hanno subito una macerazione di tre/quattro giorni e un affinamento in acciaio.
Nel 2019 la produzione ha preso uno spessore maggiore con la produzione di cinquecento bottiglie, che si sono ridotte nel 2020 a duecento, per il solo motivo di costruire una clientela, principalmente a filiera corta, prima di immettere nel mercato un numero troppo elevato di bottiglie.
Con l’annata 2021 è stato assemblato parte del vino nuovo, a fine fermentazione, con quello dell’anno precedente, 2020, in anfora, per sperimentarne i risultati finali, dopo un affinamento ancora in corso.
La mini-verticale di Malvasia è cominciata con la prima annata 2018; un vino che si presenta quasi dorato nel calice e profumi che tendono al tropicale, con un ananas maturo, erbe aromatiche, salvia, bergamotto e una leggera, ma non invadente, ossidazione. Pieno al palato, con una buona sapidità, minerale e lungo, mantenendo una buona freschezza.
Oltre ad un piccolo tralcio di vite, in etichetta una dedica a Girolamo Aleandro, Cardinale di Motta di Livenza sepolto nel Duomo del paese, il quale faceva da mediatore tra il papato e Lutero, durante l’omonima riforma che ha coinvolto il mondo ecclesiastico. Parlando sempre di religione cristiana, la cittadina di Motta di Livenza è una delle più famose e visitate a livello spirituale della zona del Piave, a causa dell’apparizione della Madonna ormai più di cinquecento anni fa, nel 1515.
Una località importante anche durante la Repubblica Serenissima, essendo una città strategica e di passaggio per gli scambi commerciali soprattutto delle carni, alle quali non venivano applicati i dazi in cambio della fedeltà degli abitanti a Venezia.
Ritornando agli assaggi passiamo alla Malvasia 2019, che presenta un colore più tenue e sentori più freschi, con una frutta bianca e agrume che emergono al naso, un tocco di pietra focaia e, lasciando il vino qualche minuto nel calice, spiccano le note più tipiche di salvia, erbe aromatiche e una nota di pepe bianco. Rimane una costante l’ottima sapidità e mineralità al palato, con un sorso più verticale ed equilibrato, discreta la persistenza e da segnalare una nota ammandorlata nel finale.
La Malvasia Agripsy 2020 è indubbiamente la più fresca e, se vogliamo essere precisi, con meno equilibrio, non con un’accezione negativa, ma con una prospettiva di longevità che può sicuramente superare i precedenti. Prelievo di vasca dalle note decisamente fresche, di agrume, fiore di sambuco e qualche accenno di aromaticità. L’acidità è più marcata dei precedenti vini facendo passare in secondo piano mineralità e sapidità, pur essendo ben presenti. Da assaggiare tra almeno un anno dall’imbottigliamento “ufficiale”.
La professione di psicologo non è mai stata abbandonata del tutto e viene portata avanti nei ritagli di tempo che lascia a Franco l’attività agricola.
Oggi oltre al vino viene prodotta anche farina di mais, da polenta, nocciole e la tendenza, per il più prossimo futuro, sarà anche quella di sperimentare su cereali come farro e frumento. Tornando a parlare di vino, nel 2020 è stato innestato un impianto di Rebo per abbinare alla Malvasia anche un vino rosso.
Per Franco di Agripsy maglietta numero 97, mentre Daniele dovrà aspettare la prossima visita promessa in una piccola realtà dei Colli Euganei, a cui presta consulenza, presente nella lista dei desideri di Winetelling.


