Fiegl, qualche chiacchiera e qualche calice assieme a Rinaldo Fiegl, titolare dell’omonima azienda, tra le mitiche curve di Oslavia
Tra le strade di Oslavia in tarda mattinata, faccio una tappa nella storica azienda Fiegl, dove mi accoglie Rinaldo Fiegl.
Ci accomodiamo nel tavolo esterno alla cantina e Rinaldo, penultima generazione dell’azienda mi racconta la storia della sua realtà, che ad oggi viene condotta assieme al figlio Matej e i nipoti Marti, Jacop e Robert, figli dei suoi fratelli Giuseppe ed Alessio, anch’essi attivi in vigna e cantina.
La famiglia Fiegl, trae le sue origini dall’Impero Asburgico, che possedeva quelle terre fino al termine della prima guerra mondiale e, come molte famiglie contadine, produceva vino, oltre ad avere bestiame, frutteti e seminativi. Oggi il cognome della famiglia è Figelj, che in sloveno significa fichi, ereditato da un ramo della famiglia da cui sono discesi i tre fratelli e a causa degli andamenti della storia e delle vicissitudini dettate dal fascismo oltre al desiderio di appartenenza alla minoranza slovena. Per approfondire la storia del cognome della famiglia si può leggere un bell’articolo sul sito dell’azienda (https://www.fieglvini.com/fiegl-o-figelj-storia-di-un-cognome-e-di-un-brand/).
Un’attività di cui parlano le prime documentazioni di compravendita della vigna, chiamata “Meja” da parte di Valentin Fiegl datata 1782.
Tornando al secolo scorso, Rinaldo, il più grande dei fratelli è entrato attivamente a far parte dell’azienda negli anni sessanta, fin da bambino e quando prese la patente inizio a fare le consegne di vino sfuso nei territori limitrofi.
La svolta per questa azienda è stata negli anni settanta quando i vini del Friuli iniziarono ad avere uno slancio sul panorama commerciale nazionale, prima nella vicina Trieste per poi spostarsi tra Milano e Roma, grazie anche allo straordinario lavoro di Luigi Veronelli.

Oggi Fiegl conta circa quaranta ettari vitati, tra proprietà ed affitti e la produzione è di circa duecentocinquantamila bottiglie per anno, di cui il 70% sono vini bianchi. I vigneti si estendono per lo più ad Oslavia e nella zona dell’Isonzo. Vengono lavorati nel massimo rispetto della natura, evitando diserbi, svolgendo vendemmie manuali e trattando solo quando necessario, non impedendosi l’uso di prodotti sistemici se necessari, concentrandosi su una bassa produzione ma di qualità. I terreni sono misti, ma la base principale è caratterizzata dalla prevalenza di ponca.

Il primo assaggio non può che essere del vino prodotto dal vitigno di eccellenza di Oslavia, la Ribolla Gialla del 2020 che affina in solo acciaio ed esprime sentori di frutta e fiori bianchi, pesca, erbe aromatiche. In bocca il sorso è pieno, deciso con un’ottima sapidità e mineralità.
Passiamo poi alla sorella maggiore, una Ribolla Gialla del 2019, che macera per circa venti giorni sulle bucce ed affina in tonneau da sette ettolitri per un anno, dove effettua la fermentazione malolattica. La frutta è più matura, tende alla frutta secca, mela cotta, albicocca disidratata, ma emergono anche il fieno e profumi di fiori essiccati. Più deciso ed avvolgente in bocca con una mineralità e sapidità importanti ed una lunghezza maggiore della precedente.
In cantina si lavora principalmente con vasche in acciaio e botti di diverso formato, le fermentazioni sono innescate da lieviti selezionati e la tendenza è quella di fare vini rappresentativi del territorio, verticali e “puliti”, con filtrazioni e chiarifiche quando necessarie.

Un assaggio di Sauvignon 2020, affinato in solo acciaio ed imbottigliato da pochi mesi, il quale esprime profumi erbacei, vegetali, di foglia di pomodoro, salvia, alloro sentori agrumati, di salvia per un palato verticale, con la ricorrente mineralità e buona persistenza.
I primi tre vini assaggiati sono stati della linea Fiegl, mentre gli altri due di quella superiore denominata “Leopold”, in ricordo del nome del politico austriaco Leopold Fiegl, il quale.
Il bianco Leopold 2018, è un uvaggio di Friulano, Pinot Bianco, Ribolla Gialla e Malvasia che affinano separatamente in tonneau e barrique per circa dodici mesi per poi essere assemblate in acciaio ed affinare ulteriori sei mesi prima dell’imbottigliamento. In bottiglia almeno altri sei mesi prima della commercializzazione. Un vino di struttura, dai settori fruttati, con una frutta polposa e matura, che tende anche al tropicale, oltre ai sentori floreali di mimosa e gelsomino. In bocca è fresco ed avvolgente, con un gusto pieno, persistente ed equilibrato.

L’unico rosso tra gli assaggi è del Merlot 2015, le cui uve sono macerate per circa dodici giorni in acciaio e matura per sei anni in tonneau di rovere.
Un Merlot intenso dai profumi di frutti di bosco, marmellata, frutta sotto spirito, spezie e un sottofondo di vaniglia. Vino morbido, caldo, con una mineralità che si fa sentire ed un tannino in chiusura, ancora giovane pur avendo sei anni alle spalle, ma sulla strada dell’equilibrio.

Dopo gli assaggi un giro in cantina, dove la temperatura scende di almeno dieci gradi, nella quale sono presenti tutti gli strumenti per la vinificazione, fino alla linea di imbottigliamento per completare tutto il processo. Affascinante la barricaia, dove fa ancora più freddo, nella quale sono contenute diverse botti di diverso formato, ma principalmente barrique nuove ed usate.

Curioso, quanto toccante anche il piccolo museo della guerra presente vicino alla sala degustazioni interna, con i cimeli della prima guerra mondiale, trovati tra le colline limitrofe.

Tra le chiacchiere e i ricordi veneziani di Rinaldo concludiamo la nostra chiacchierata, con uno scambio maglietta Winetelling 49 – vino e cavatappi di Oslavia!


