Mortiz Prado, una giovane realtà frutto dell’unione di Ghislain Moritz e Angela Prado, sia nella vita lavorativa che nella vita privata
28 Novembre 2025
Ci spostiamo verso nord, a pochi chilometri da Strasburgo, precisamente ad Albé, nella Val de Villé, dove nel 2018 è nata l’azienda Moritz Prado, grazie all’unione di Ghislain Moritz e Angela Prado, sia nella vita privata che professionale.
Assieme ad Angela, scopriamo le vite dei due protagonisti di questo progetto, che è diventato la realizzazione del loro sogno. Ghislain, di origine alsaziana, ha viaggiato tra Australia e Nuova Zelanda, per poi fermarsi cinque anni in Borgogna, dove, oltre agli studi in enologia ha lavorato presso una cantina, approfondendo la vinificazione del Pinot Nero. Dopo una stagione in Portogallo ha avuto la possibilità di trasferirsi in Romania, per assumere il ruolo di capo cantina di una realtà di cinquanta ettari.
Angela, invece, è originaria della Colombia e ha vissuto tra il suo paese natale e gli Stati Uniti per poi trasferirsi in Francia per completare un master in finanza internazionale. Qui ha conosciuto Ghislain, diventando una coppia, e seguendolo in Romania, dove ha sviluppato la parte commerciale della stessa azienda, parallelamente alla ripresa degli studi, seguendo un master in vino e liquori presso la Dijon Business School.
Nel 2017, in seguito alla nascita dei loro figli, la coppia ha deciso di tornare in Francia e seguire il proprio desiderio di creare un progetto personale che li rappresentasse. Così, hanno iniziato a mettere le radici dell’azienda che prende il nome dall’unione dei loro cognomi: Moritz Prado.
L’idea di base è stata quella di trovare un’area nella Regione natale di Ghislain, l’Alsazia, che però potesse essere in una zona più alta rispetto alla media dei vigneti e che il repentino cambiamento climatico potesse giocare in maniera favorevole alla loro idea di produzione. Così si iniziò ad investire sui primi vigneti ad un’altitudine media di quattrocento/cinquecento metri sul livello del mare, dove predomina un suolo pesante, ricco di scisto e ardesia.
I vigneti ricoprono una superficie di poco più di cinque ettari, tutti tra le montagne che circondano il paese di Albé, adottando fin da subito una filosofia biologica, evoluta nel 2020 nella biodinamica. Si lavora con il minimo impatto sui vigneti, riducendo quanto possibile i trattamenti di rame e zolfo. Per permettere questa riduzione, dal 2021 si è introdotto quello che viene definito “TCO”, ovvero Tea, Compost, Oxigenated, un composto autoprodotto immerso in acqua aerata con nutrienti microbiotici, utile per moltiplicare i microrganismi a beneficio di un terreno più sano, radici più forti e una migliore salute delle piante. Oltre a questa pratica si utilizzano lattofermentati che in maniera naturale aiutano a prevenire oidio e peronospora.
Sicuramente uno degli alleati fondamentali per la vigna è la foresta, che protegge le piante e mantiene un microclima ideale, cercando anche di replicare tra i vigneti il processo che avviene tra gli alberi, dove i microrganismi si riproducono e nutrono in autonomia, creando un naturale equilibrio.
Dopo l’acquisizione graduale dei vigneti, da parte di Moritz Prado sono stati portati avanti grandi lavori di nutrimento ed equilibrio del terreno, anche con sovesci e inerbimenti, così da rigenerare il substrato e quelle piante che spaziano dagli anni Sessanta, Ottanta e Duemila.
Oltre al grande lavoro in vigna, passo dopo passo si è costruita anche la cantina, con una struttura in legno che oggi ospita sia vasche in acciaio, sia botti di legno di piccolo formato (barrique), entrambe acquistate di seconda mano, tra il 2018 e il 2019 e, infine, anfore di gres. Si è scelto di non acquistare botti grandi, poiché non ci sono quantità tali che giustifichino l’utilizzo di questa tipologia di vasi vinari, talvolta tramandati di generazione e generazione, cosa che, non essendoci storicità in questa giovane azienda, non si è voluta emulare.
Qui si sono iniziate a fare le vinificazioni nel 2018 con la linea “Nous Sommes Libres”, cercando di lavorare il meno possibile le uve, senza utilizzare lieviti, senza filtrazioni e capendo di cosa hanno bisogno i vini, non essendo contrari alla solforosa e, se necessario, aggiungerla per la stabilizzazione di un vino in bottiglia.
Angela afferma che “si lavora di qualità perché è meglio perdere una vendita che la reputazione!”.
L’azienda è completamente autonoma, dalla coltivazione delle uve, fino all’imbottigliamento ed etichettatura, avendo acquistato, assieme ad un’altra realtà, una macchina imbottigliatrice proprio nel 2025.
Sicuramente Moritz Prado è ancora molto giovane e la tecnica si deve affinare, ma il lavoro che viene portato avanti è il frutto di anni di esperienza, in altre aree vitivinicole, che hanno trovato in Alsazia il loro riassunto.
L’introduzione di piccole anfore di gres anticipa la voglia di sperimentare della coppia, che solitamente cerca di mescolare le varie masse, facendole affinare in contenitori differenti, per poi creare il giusto blend da imbottigliare.
Una volta in bottiglia il vino affina per un minimo di sei mesi, fino a due e addirittura tre anni, volendo offrire al mercato un prodotto pronto e piacevole da bere. La prima vendemmia, quando ancora non era presente la cantina, è stata nel 2018, e le bottiglie della linea d’ingresso “Terroir de Roche” si sono iniziate a commercializzare nel 2019, mentre quelle della “Sélection Parcellaire”, anche a causa del Covid, hanno atteso un po’ di tempo in più nel magazzino. Ad oggi la maggior parte dei vini che sono in commercio sono il frutto della vendemmia 2020, oltre a quelli più freschi del 2022 e 2023 (essendo la 2021 esaurita a causa della bassissima resa di quell’annata).
Il numero medio di bottiglie prodotte è di circa venticinquemila (come nel caso della 2025), pur avendo dei picchi potenziali di trentamila nelle annate migliori, arrivando a diciottomila, se si parla di una brutta annata.
Si contano una decina di referenze, divise in una linea chiamata “Nous Sommes un vin Libres”, con un Pinot Nero, un blend di Riesling e Sylvaner e un Pet-Nat a base Riesling, Pinot Blanc, Pinot Gris e Gewürztraminer macerato (dove alcune uve per tutti e tre i vini in determinare annate vengono acquistate da aziende biologiche “amiche”); tre etichette che rappresentano vini di più immediata beva e maggiormente accessibili denominate “Terroir de Roche”, di cui fanno parte un Riesling, un Pinot Nero e un blend dei tre Pinot vinificati in bianco; una bolla Metodo Classico Crémant Millésime 2023, 90% Pinot Grigio, 10% Pinot Nero, Brut Nature, che resta ventiquattro mesi sui lieviti; infine una linea che racchiude i vini più importanti, “Sélection Parcellaire” tra cui il Pinot Grigio “Terrasses du Steinacker”, Pinot Nero “Clos de Sonnenbach”, Riesling “Coteaux du Schieferberg”.
Nella saletta degustazioni ricavata all’ingresso della cantina ci sediamo con Angela per assaggiare alcuni dei vini prodotti, cominciando con il “Pintos”, che nella sua annata 2023 è un blend di Pinot Bianco, Pinot Nero e Pinot Grigio, di cui le prime due sono state vinificate assieme e aggiunte in seguito il Pinot Grigio, per finire la fermentazione. Dopo l’affinamento in acciaio per il tempo necessario, viene imbottigliato e regala sentori freschi e fruttati, di mela gialla, un tocco di pompelmo, tiglio, erbe aromatiche, richiami iodati, una leggera macchia mediterranea, per un sorso minerale, sapido, con una buona spalla acida e discreta persistenza.
Un secondo Pinot è il Pinot Grigio “Terrasses du Steinacker” 2022, che viene affinato nei tre vasi vinari, legno, anfora e acciaio, per poi creare il blend da mettere in bottiglia. Al naso la macchia mediterranea si carica maggiormente, oltre ad una frutta più matura, con cedro e pompelmo, ma anche note delicate di vaniglia, spezia e un leggero sottofondo fumè. In bocca è ricco in acidità, fresco, con una buona sapidità, un tocco amarotico e buona persistenza.
Continuando la serie dei Pinot, assaggiamo il Pinot Nero della “linea più fresca”, annata 2023, vinificato ed affinato esclusivamente in acciaio, con un 10% di uve intere e dieci giorni di macerazione. Al naso regala note di lampone, ciliegia fresca, amarena, cassis e anche in questo caso una nota fumè, per un ingresso in bocca teso e sapido, ben succoso, con un tannino delicato e una discreta persistenza.
Il fratello maggiore è il “Clos du Sonnenbach” (che tradotto significa “fiume di sole”) annata 2020, Pinot Nero le cui uve crescono a cinquecento metri sul livello del mare, dimostrandosi uno dei più alti vigneti d’Alsazia. Il 20% delle uve è intero e la macerazione conta circa venti giorni, per poi ottenere un vino affinato per un anno tra barrique per il 50%, 40% acciaio e 10% anfora, dove i sentori si concentrano, con una frutta più scura, mirtilli, frutti di mosco, ma anche note ematiche, leggermente speziate, con un pepe nero, un tocco di rosmarino e un tocco fumè. Al palato è più concentrato, mantenendo un buon connubio tra struttura e freschezza, buona mineralità, discreta sapidità, tannino vivido ma sempre setoso e buona persistenza.
Questo Pinot Nero viene prodotto solo nelle migliori annate e dal 2018 si sono saltate la 2021 e 2022.
Per toccare con mano anche un vino della linea “Nous Sommes un vin Libres”, un assaggio del blend 50% Riesling, 50% Sylvaner, con uve che restano in una sorta di infusione in anfora a contatto con le bucce per circa dodici mesi. Vino che regala sentori di arancia, tiglio, ananas, frutto della passione, ma anche mentuccia e un leggero pepe bianco, per un sorso ricco in acidità, con una buona sapidità, minerale, con un leggero tannino sul finale e una discreta persistenza.
Un ringraziamento ad Angela per averci fatto scoprire un altro volto dell’Alsazia, con vini prodotti a più alta quota e una particolare passione nella produzione dei Pinots, per lei maglia numero 428. 


