Vina Lunika, una degustazione attraverso la metafora del viaggio in treno
Dopo aver percorso qualche chilometro di strade e stradine da Rovigno verso Kanfanar (dove è situato un bellissimo castello diroccato che si può visitare liberamente) arriviamo a casa di Daniel, titolare dell’azienda Vina Lunika.
L’accoglienza è subito fantastica e ci sediamo ad ascoltare la storia dell’azienda che si è concretizzata da cinque anni, anche se sono circa 90 anni che la famiglia di Daniel produce vino sfuso.
Vina Lunika conta 3,5 ettari in un terreno principalmente composto da terra rossa e sasso bianco e ogni anno vengono prodotte dalle dodici alle quindicimila bottiglie, continuando a sperimentare ed investire su nuove lavorazioni a discapito di altre.
I vigneti sono poco distanti dalla cantina in un appezzamento di terra, a duecento metri dal livello del mare, influenzato da due correnti d’aria: calda proveniente dal Canale di Leme e più fredda dai vicini monti.

Il lavoro in vigna è minimale e i trattamenti sono limitatissimi, nel rispetto dei canoni del biologico, sposando una filosofia tendente alla biodinamica, cercando di razionalizzare prodotti come rame e zolfo oltre a zeolite e propoli.
Tra i filari noto che non c’è l’erba e Daniel mi spiega che “gira periodicamente la terra” poichè l’erba va ad impadronirsi della poca acqua di cui necessita la vite, essendoci pochi centimetri di terra che coprono la roccia impenetrabile dalla radici della vigna.
Il nome dell’azienda Vina Lunika ricorda da un lato la luna e la sua importanza nella produzione del vino, dall’altro il temine italiano “l’unica”, ma in realtà è anche l’unione dei nomi delle due figlie Lucija e Anika.
Nulla è dato al caso in questa azienda e cominciando la degustazione ne scopriamo i piccoli particolari e sfumature.
Iniziamo con il Pinot Grigio, che in realtà è l’ultimo vino nell’ordine in cui sono pensate le etichette e su cui si basa la storia romanzata dell’azienda. Il suo nome è “Makinista”, ossia il macchinista che guida il treno. Un ingresso facile nel mondo dei vini di Daniel con un vino fresco che effettua un giorno di macerazione sulle bucce al contrario del fratello maggiore, secondo assaggio (prelevato dalla botte), che macera quattro giorni sulle bucce e riposa in tonneau 10 mesi.
La metafora del viaggio in treno guidato dal macchinista Pinot Grigio è ricorrente nell’azienda Vina Lunika e nei suoi vini. Una storia che si ispira a quella di un ragazzo inglese che raggiunge la sua amata di Rovigno attraverso un viaggio in treno percorrendo la vecchia linea (attiva dal 1876 al 1966) che attraversava Kanfanaro, fino ad arrivare alla città Istriana. Una curiosità è che oggi questa è in fase di rivalutazione e sono cominciati i lavori per trasformarla in un percorso ciclabile.
Il viaggio inizia con le malvasie:
“Prima Volta” la prima volta che il ragazzo vede la ragazza; è l’inizio del viaggio e l’inizio dell’avventura di Daniel nella produzione del vino. Etichetta che rappresenta un biglietto del treno per una Malvasia che macera 36/48 ore, di facile beva e rappresentativa del territorio.
“Stazion” una seconda Malvasia che simbolicamente indica le stazioni intermedie da Kanfanaro per arrivare a Rovigno, che sono tre. Una macerazione un po’ più spinta di dieci giorni.
“Ritorno” il viaggio di ritorno del ragazzo inglese verso la sua patria e simbolicamente un ritorno al legno dopo 21 giorni di macerazione per l’annata 2018. Riposo in legno per un anno, ma “senza effetto parquet” come sottolinea più volte Daniel.
“Viaggio Lungo” una malvasia che macera tra i 180 e i 210 giorni sulle proprie bucce, il viaggio lungo dall’Inghilterra a Rovigno. Abbiamo il piacere di assaggiare l’annata 2009, la 2013 e la 2015, tutte e tre senza solfiti aggiunti, con dei colori spettacolari tendenti all’oro.
Profumi e sentori perfettamente bilanciati, anche nella bottiglia più datata. Vini che sono destinati a durare negli anni scoprendone le evoluzioni e maturazioni che possono raggiungere.
“Mi Fior Rosè” che non abbiamo assaggiato ma portato a casa, è un rosato con uve di borgogna e rappresenta il fiore che ruba il ragazzo da portare all’amata, oltre che ai due “fiori” che son le figlie di Daniel.
“Tender” un Terrano in purezza, dal nome del vagone che contiene il carbone, un passaggio dai bianchi al rosso semplice, senza legno, con i sentori tipici del terrano e se vogliamo la sua vena “aggressiva”.
“Carbun” senza il quale il treno non va avanti, un terrano che macera per un anno, un riposo estremo sulle bucce che lo rende più armonico del primo e lo carica di profumi e sentori tendenti al terziario. Senza solfiti aggiunti.
La vendemmia del terrano viene effettuata il più tardi possibile al fine di far maturare a pieno quest’uva che tende “a legare la bocca”.
“Sorpresa” un moscato nero, mai assaggiato prima! La sorpresa del ragazzo nel vedere la ragazza nella stazione di Rovigno ed infine il dono, “Regalo”, rappresentato da un Moscato Giallo, fresco, dolce al punto giusto, equilibrato, che porta via delicatamente la pesantezza di una degustazione molto ricca di prodotti interessantissimi.

Daniel ci racconta che nei prossimi anni uscirà il “Makinista Fuori Linea”, il secondo pinot grigio che abbiamo assaggiato all’inizio dell’avventura e altri due vini di cui abbiamo promesso di non anticipare nulla….e uno è stato prematuramente assaggiato. Posso solo dire che il primo uscirà nel mercato nel 2024 mentre il secondo nel 2026.
Prima di fare rientro a casa Daniel ci fa vedere la piccola cantina dove sono stoccate botti e autoclavi d’acciaio svelandoci che in realtà quella del vignaiolo non è la sua prima professione, lavorando principalmente nel settore dell’edilizia e dei restauri.
Siamo però sicuri che tra qualche anno questa passione ricoprirà nella sua vita un ruolo predominante.
A presto Daniel!



