Viaggio a Palma di Maiorca per Capodanno, tra cantine dell’Isola, callette, tapas, ristoranti tipici e un po’ di meritato relax
31 Dicembre 2025 – 1,2,3 Gennaio 2026
Un Viaggio a Palma di Maiorca, grazie ad un regalo di compleanno e Natale del tutto inaspettato, che comincia la sera del 31 dicembre 2025, giusto il tempo di lasciare i bagagli nel nostro piccolo appartamento a Can Pastilla, affacciato sul mare, in una zona tranquilla, autentica, lontana dal turismo di massa ma abbastanza vicina al centro da sentirne il respiro.
Can Pastilla, con la sua passeggiata sul lungomare e l’atmosfera rilassata anche nei periodi di festa, è stata la base perfetta per esplorare l’isola. Senza perdere tempo, siamo subito partiti verso il cuore di Palma. Il centro storico era vivo, luminoso, pieno di energia; a Plaça de Cort, tra bar e locali, ci siamo mescolati alla gente del posto e ai turisti fino a raggiungere la zona della Cattedrale di Palma, con vista sul mare e sul porto. Qui, allo scoccare della mezzanotte, abbiamo rispettato una delle tradizioni più amate in Spagna: dodici chicchi d’uva, uno per ogni rintocco della campana, augurandoci un anno fortunato.
I fuochi d’artificio che si riflettono sul mare hanno fatto il resto. La notte è proseguita da After Landing Cocktail Art, un locale dove il vino lascia spazio alla mixology senza perdere dignità narrativa. La carta privilegia i cocktail, ed è stata l’occasione perfetta per raccontare Maiorca in modo diverso, attraverso bicchieri ben studiati, con il Mezcal protagonista, profondo, affumicato, sorprendentemente elegante.
Il secondo giorno del nostro Viaggio a Palma di Maiorca, dopo una sveglia con molta calma per rispettare i ritmi spagnoli, ci porta a nord e a est, lungo la Serra de Tramuntana, patrimonio UNESCO. Valldemossa, Deià, Sóller e Fornalutx sono piccoli gioielli incastonati tra montagne e ulivi secolari, dove il tempo sembra rallentare, ancora di più nella stagione invernale.

A Sóller ci fermiamo per un aperitivo sulla marina, in un Cava bar accogliente, con musica e atmosfera rilassata. Stavolta scegliamo l’omonimo Gin Soller, mescolato con Puig Tonica Marina di Mallorca, una tonica artigianale che richiama il Mediterraneo, sapida e fresca, perfetta con il ginepro. La sera, rientrando verso casa, abbiamo optato per una scelta semplice e sincera (anche perché il primo dell’anno è cosa rara trovare ristoranti aperti): grigliata di pesce e un vino comprato in un’enoteca di Sóller.
Il Butibalausí Rosado di Can Majoral, rosato biologico della denominazione Pla i Llevant, a base Callet, Tempranillo e Syrah. Colore intenso, profumi di frutti rossi e una beva fresca che dialoga perfettamente con il pesce e l’aria di mare.
Il terzo giorno è stato, finalmente, dedicato al vino maiorchino. Ci siamo spostati a sud, tra Ses Salines e Santanyí, visitando Bodega Finca Biniagual (Leggi l’articolo dedicato), Bodega José L. Ferrer (Leggi l’articolo dedicato) e Bodega Son Juliana (Leggi l’articolo dedicato). Tre interpretazioni diverse, unite però da una forte identità locale e da un lavoro serio sui vitigni autoctoni.
Di queste realtà parleremo in articoli dedicati e approfonditi, perché ognuna di loro merita il giusto spazio per essere raccontata come si deve. Attraverso i racconti singoli, in perfetto stile Winetelling, entreremo nel dettaglio delle cantine, delle persone che le vivono ogni giorno e dei vini che ne raccontano l’identità, per scoprire Maiorca anche, e soprattutto, calice dopo calice.
Prima di proseguire, una piccola parentesi sulla tradizione vitivinicola dell’Isola, un’attività che si testimonia essere iniziata in epoca romana, addirittura avanti Cristo. A Palma di Maiorca sono presenti oggi due DO, denominazioni d’origine, Binissalem, che si estende nell’area centrale dell’Isola e Pla i Llevant DO, sul lato orientale. Le cantine negli ultimi anni sono cresciute in numero, fino ad arrivare a poco più di un centinaio, allevando sia uve autoctone sia internazionali. Tra le fila delle autoctone troviamo il Manto Negro, a farla da padrona, oltre a Callet e Fogoneu; per quelle a bacca rossa, mentre Prensal e Giro Ros, per quanto riguarda la bacca bianca. Parlando di internazionali, sono presenti Chardonnay, Muscatell, Merlot, Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Nero, Tempranillo e Syrah.
La sera cena a Tasca y Arroz El Puente, in una zona residenziale vicino al centro. Cucina schietta, tradizionale, con una paella di pesce concreta e ben eseguita, accompagnata da un vino rosso di una delle aziende precedentemente visitate, il “Franja Roja” Crianza 2021, con uve Manto Negro, Syrah e Cabernet Sauvignon di Jose Luis Ferrer.
Uno dei giorni più intensi è stato quello dedicato a Palma. Dopo una breve tappa ad Alcúdia, silenziosa e quasi sospesa, fuori stagione, siamo tornati in città per visitare il Mercat de l’Olivar, tra banchi di pesce, jamón appesi e profumi che raccontano la quotidianità dell’Isola. Il pranzo da El Camino è stato una vera esperienza: seduti al bancone, con cucina a vista, qualità altissima, ritmo sincero. Abbiamo assaggiato Jamón ibérico de bellota, Espinacas con queso azul, Pluma iberica, il tutto accompagnato da un rosso locale che ci ha colpiti per finezza e beva: Callet 2024 di Oliver Moragues, vino elegante, fresco, identitario.

La giornata è proseguita con una lunga passeggiata fino al Castello di Bellver, poi giù verso il porto, tra barche e yacht, fino alla Catedral-Basílica de Santa María de Mallorca.
Aperitivo alla Rosa Vermuteria, con il loro Negroni classico, prima di fermarci a cena da Maleva Mallorca. Qui la cucina parla di Argentina, diretta, carnivora, senza fronzoli: Empanada, Picanha, Diaframma, Patate arroste. Carta vini essenziale ma centrata, con il ‘Nguany Tinto 2021 di Finca Son Alloví, Bodega Santa Catarina, rosso intenso e territoriale.
L’ultimo giorno è stato lento, senza programmi rigidi. Passeggiata sul lungomare, caffè al sole, ultimo giro in centro e pranzo da La Bodeguilla, ristorante di tapas autentico, ambiente raffinato, curato e servizio molto attento. Per non sentirne troppa nostalgia, ancora una volta Jamón tagliato a coltello, Pluma iberica alla brace con porro affumicato, senape e pistacchio, Wagyu con carciofo grigliato e mandorle: piatti decisi, equilibrati, eseguiti con precisione. Ottima e molto variegata anche la carta dei vini, ricca di vini spagnoli, ma anche internazionali, che ci porta a scegliere un bel rosso locale in abbinamento.

Questo Viaggio a Palma di Maiorca ci ha insegnato che questa è un’isola da bere (con moderazione ovviamente), oltre che da vivere. Vino, cocktail, mare, cucina e lentezza si intrecciano in un equilibrio perfetto. Non solo estate, non solo spiagge: Palma sa accogliere anche d’inverno, con la sua luce, i suoi sapori e la sua eleganza discreta.
E quando il vino incontra il viaggio, nasce sempre una storia da raccontare.


