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giovedì, 13 Giugno, 2024

Una tre giorni alla scoperta del territorio e dei Vini Piceni

Assieme a Stefano, fondatore di Winedering, in una due giorni alla scoperta dei Vini Piceni per parlare di vino, accoglienza e ricettività

27-28-29 Novembre 2023

Due giorni alla scoperta del territorio e dei Vini Piceni, assieme all’amico Stefano, fondatore di Winedering, un sito dove prenotare le migliori degustazioni ed esperienze in cantina, e Serena, responsabile del GAL Piceno. Un’avventura cominciata presso Le Canà (Leggi l’articolo completo), azienda a conduzione famigliare a Carassai, dove oltre al vino sono presenti alcune camere per poter godere della quiete di questo luogo.
Un’accoglienza delle migliori, con l’assaggio dei vini prodotti, accompagnati da manicaretti locali, tra crostini, galantina (piatto tipico marchigiano a base di gallinella farcita e affettata come fosse un salume), e uno stracotto di maiale con riduzione di vino cotto.

Dopo una notte di relax la prima tappa della seconda giornata alla scoperta dei Vini Piceni è stata a Villa Pigna (Leggi l’articolo completo), storica azienda di Contrada Ciafone, a pochi chilometri dal centro di Offida. Una realtà appartenente ad Annamaria e Giorgio, rispettivamente figlia nipote di Costantino Rozzi, imprenditore ed ex presidente dell’Ascoli Calcio, che in questi anni ha ridimensionato la produzione delle bottiglie creando una piccola realtà specializzata sulla produzione di vini rossi, Rosso Piceno e Rosso Piceno Superiore.

Seconda tappa a Tenuta la Riserva (Leggi l’articolo completo), un’altra realtà a conduzione famigliare capitanata da Carlo, mamma Dina e la figlia Laura. Visita in cantina e aperitivo con i vini biologici di questa azienda appartenente al gruppo dei vignaioli indipendenti FiVi, accompagnati dalle immancabili olive ascolane, che folcloristicamente si intingono dentro al calice di Passerina spumantizzata.

Pausa pranzo nel centro di Offida, presso l’Enoteca Regionale delle Marche, in compagnia di Alessandro, che svolge anche il ruolo di enologo presso la cooperativa Agriarquata e Ido Perozzi, presidente di Vinea, società cooperativa agricola dai diversi servizi, che si possono riassumere nella promozione del territorio e dei Vini Piceni. Per mettere in evidenza alcuni numeri, in un territorio che conta circa cinquemilacinquecento ettari vitati, di cui tremilatrecento BIO, duemiladuecento sono rappresentati da Vinea. Dal 2005 ad oggi, inoltre, sono stati acquisiti fondi destinati alle aziende, per un valore di trecentoventi milioni di euro, grazie ai progetti della cooperativa.
L’enoteca sorge nella struttura che un tempo ospitava il convento di San Francesco, edificio costruito nel XIII secolo dalle monache Clarisse, le quali vi abitarono fino al 1515. Un pranzo in compagnia di salumi locali, straccetti di manzo con rucola e pomodorini, vellutata di stagione con zucca e patate, pollo ruspante al forno, bagnati da: una Passerina Spumante, due versioni di Pecorino (di cui uno affinato in legno) e il Rosso Piceno SuperioreKatharsis” dell’azienda San Filippo (Leggi l’articolo completo).

Lasciata l’Enoteca Regionale, l’unica ad oggi nelle Marche, ci dirigiamo per un saluto ad Alessio, uno dei membri dell’appena degustata azienda San Filippo, che da qualche anno ha aperto uno shop con sala degustazioni, proprio nel centro di Offida, con il nome “MIO, Made in Offida”.

Non poteva mancare una passeggiata nel centro di questo borgo, racchiuso tra il Fiume Tesino e il Fiume Tronto, dalle origini non troppo certe, forse legate alla fuga degli Ascolani a causa delle invasioni longobarde. Cittadina sicuramente diventata importante sotto al Sacro Romano Impero e sviluppatasi nel periodo medioevale, di cui troviamo ancora testimonianze architettoniche.
Oggi Offida, oltre ad essere uno dei Borghi più Belli d’Italia, è famosa per i merletti a tombolo e per il carnevale. Un carnevale di grande folclore, che comincia a gennaio (il 17, giorno di Sant’Antonio Abate) tra le varie feste delle congreghe e le case degli abitanti di Offida che aprono le porte ai numerosi visitatori, offrendo principalmente vino di propria produzione. Famosa anche la manifestazione del “bove finto”, costruito in ferro e legno, coperto da un panno bianco, il quale viene portato in giro per la città fino alla sua simbolica uccisione e il trasporto del feretro sulle note dell’inno del carnevale.

Dopo una ricarica culturale uno sguardo all’azienda Terre d’Arengo, nella sua nuova sede a pochi chilometri da Ascoli Piceno. Manuel e la compagna Anastasia stanno dando vita ad una nuova sede per la loro azienda, con due diverse strutture, una adibita a frantoio, mentre la seconda destinata alla cantina. Un’oasi che domina una vallata in cui sono piantati quattro ettari di vigna e più di cinquemila piante di ulivo, in cui nascerà tra un paio di anni anche un wine resort.

Prima di ritrovare i ragazzi di Terre d’Arengo nel loro locale in centro ad Ascoli Piceno, uno sguardo al capoluogo di provincia, di epoca preromana (a sottolinearlo il detto popolare “Quando Ascoli era Ascoli, Roma era pascoli”). Città quasi interamente costruita in travertino, basata su Cardo e Decumano e caratterizzata in epoca medioevale dalla presenza di duecento torri.
Il centro è caratterizzato da due piazze principali: Piazza del Popolo, dove coesistevano i tre poteri principali, chiesa, comune e popolo stesso e Piazza dell’Arengo, all’interno della quale avvenivano le arringhe. Oltre alle piazze la Chiesa di San Francesco, risalente al tredicesimo secolo e la Cattedrale di Sant’Emidio (protettore dei terremoti), di cui si sono ritrovate testimonianze fin dal quinto secolo, affiancata dal Battistero di San GiovanniUna costruzione affascinante, con una cripta affrescata che non si può perdere se si visita Ascoli Piceno.

Ricollegandoci al mondo del beverage un altro pezzo di storia della città è rappresentato dal Caffè Meletti, un locale in stile Liberty aperto nel 1907 da Silvio Meletti, industriale e produttore degli omonimi liquori, di cui si ricorda tra tutti l’Anisetta Meletti.

Un riassunto della città di Ascoli Piceno per dedicarci ai Vini Piceni prodotti da Terre d’Arengo (Leggi l’articolo completo), nel locale Agorà, aperto all’interno del centro storico della cittadina. Wine bar e Bistrot dove la degustazione è stata accompagnata da salumi, formaggi, olive ascolane, i tipici cremini (crema pasticcera fritta), una pasta ai funghi e una dolce conclusione a base di semifreddo al pistacchio.

Seconda notte passata all’agriturismo Le Canà, per poi godere dell’ultima mattinata picena, in uno dei luoghi colpiti dagli eventi sismici del 2016, Arquata del Tronto. Nella piccola valle al di là della strada dove sorgeva il borghetto di Pescara del Tronto, cancellato dal terremoto, è stato ricreato il paese, all’interno del quale nel 2018 si è fondata la Cooperativa Agriarquata (Leggi l’articolo completo). Un progetto di valorizzazione territoriale, che ha messo a fattor comune la produzione di vino e un luogo di aggregazione per gli abitanti di questa piccola comunità, colpita dal terremoto. Tre aziende, con undici ettari di vino, per la produzione di Pecorino, con diversi metodi di vinificazione, seguite dall’enologo Alessandro, già conosciuto presso l’Enoteca Regionale delle Marche.
È necessario sottolineare che ad Arquata, nel 1982 Giulio Cocci Grifoni ha riscoperto una vecchia varietà di Pecorino iniziando a diffonderne le barbatelle, diventando così un ambasciatore della riscoperta di questa tipologia di uva.

Una conclusione di quest’avventura alla scoperta dei Vini Piceni presso il ristorante Ophis, nel centro di Offida, dove lo chef Daniele Citteroni ci delizia con specialità marchigiane rivisitate, ma non stravolte, grazie alla sua esperienza.
Prima di riprendere la strada per Venezia, un’ultima chiacchierata per confrontarci assieme ai produttori conosciuti in questi giorni e i vari commensali sul territorio piceno e i Vini Piceni.
Un territorio che sta iniziando un percorso di lavoro in termini enoturistici, puntando sempre più sull’accoglienza, sulle degustazioni e sulla possibilità di far pernottare gli ospiti nelle strutture presenti. In termini di vino sicuramente il biglietto da visita di queste zone è il Rosso Piceno, a base di Montepulciano e Sangiovese (Montepulciano che non si può scrivere in etichetta a causa delle diatribe con una Regione vicina), invece parlando di vini bianchi il candidato ad essere potenzialmente il bianco piceno di riferimento è decisamente il Pecorino, pur essendoci diverse filosofie ed interpretazioni da parte di chi lo produce.
Un’arma fondamentale per farsi sentire sempre di più a livello nazionale ed internazionale, è sicuramente la rete, una rete fatta da aziende vitivinicole, comuni, strutture ricettive, eventi, manifestazioni, altre aziende del territorio, per consolidare il brand Piceno e in generale la Regione Marche.

Invece di creare inutili guerre per il nome di un vitigno, in Italia, c’è la necessità di fare squadra, una squadra coesa e unita per ricavare il posto che meritiamo nel mondo del vino di alta qualità.

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